19 aprile 2013

LUNGO IL PO….DOVE ALEGGIA IL FANTASMA DEL CONTE LUDOVICO CONFALONIERI

Di Paolo Panni






Poderoso maniero situato a due passi dal fiume Po, il castello di Calendasco (Piacenza) risale al IX secolo. Sorse per volontà del Vescovo di Piacenza, e dopo essere stato in possesso della Curia emiliana appartenne agli Arcelli, ai Pallastrelli, ai Confalonieri, agli Sforza, agli Scotti e aglio Zanardi Landi. Nel 1346 fu distrutto da fuorusciti piacentini, mentre nel 1372 fu riedificato dai guelfi contro i Visconti. Conserva ancora l’aspetto trecentesco, il fossato, l’ingresso un tempo con ponte levatoio e la pusterla. Fa parte di un antico borgo comprendente la fortezza, il recetto, la chiesa e l’hospitale dei pellegrini. Tutto questo formava il burgi Calendaschi.
Si tratta di una fortificazione situata nel centro paese, realizzata interamente in mattoni e, tutto sommato, ben conservata, anche se sarebbero necessari importanti lavori di restauro. Si tratta di una struttura trapezoidale, con merlatura chiaramente guelfa. La facciata conserva ancora una parte del fossato e comprende una torre cilindrica, un ingresso con ponte, un tempo levatoio, come testimoniano gli incassi del rivellino; è ancora ben evidente anche la pusterla, la porta più piccola, ad accesso levatoio. Ad esso si affianca l'antico recetto, del X secolo, sempre ad ingresso levatoio.





Nelle carte antiche è chiamato, oltre che "castro", anche "rocca". E’ noto infatti che la rocca fortificata era corredata di un manipolo di soldati sotto il comando di un capitano: effettivamente, capitani del vescovo di Piacenza sono stati i Confalonieri, che ressero per tantissimi decenni il feudo di Calendasco. All’interno si trovano due grandi sale con camino, cioè la caminata magna superiore e quella detta caminata magna inferiore: tutte e due sono dette 'magne', cioè grandissime, perché effettivamente così strutturate.
Un rilevante fatto storico legato al maniero è quello del 14 gennaio 1482. In quella data, dopo vari giorni di assedio, le truppe di Ludovico il Moro, Signore di Milano, strapparono il castello di Calendasco al capitano Antonio Confalonieri.

Da tempo, e qui entriamo negli aspetti “misteriosi” del maniero, si dice che fra le antiche mura si aggiri il fantasma del Conte Ludovico Confalonieri, assassinato proprio all’interno del castello, il 13 settembre 1572, dall’amante della moglie, il nobile piacentino Antonello dei Rossi. Quest’ultimo, intratteneva una relazione con Camilla (consorte del Confalonieri) e, con un’imboscata, riuscì a raggiungere il conte uccidendolo a stilettate.

A pochi chilometri da Calendasco, nel 1290, nacque San Corrado Confalonieri, feudatario che in gioventù causò, proprio nei pressi di Calendasco, l’incendio di un bosco e, una volta pagati tutti i relativi danni, si ritirò in penitenza nel locale convento, oggi chiamato Romitorio S.Corrado (che nel XIII secolo fu convento di eremitaggio dei Terziari Francescani). Attratto dalla figura di Fra Aristide, Corrado Confalonieri divenne a sua volta frate e andò in pellegrinaggio in Sicilia, esattamente nella Val di Noto Noto, dove passò trent'anni, tra la preghiera, il servizio e il romitaggio. Gli si attribuiscono molti miracoli. Morì mentre era in preghiera, il 19 febbraio 1351. Gli e' comunemente attribuito il titolo di santo. Così fa anche la Bibliotheca Sanctorum. Il Martyrologium Romanum, invece, lo qualifica come "beato".





Da sottolineare anche che il borgo di Calendasco, che sorge presso il fiume Po, era un’importante tappa sulla Via Francigena: nei suoi pressi si trova il porto, detto guado di Sigerico, punto dove i pellegrini attraversavano il fiume con le barche. Lo stesso arcivescovo di Canterbury (Sigerico appunto), qui guadò il fiume nel 990.
Un fatto storico di grande rilievo si lega a queste terre: si tratta della Dieta di Roncaglia del 1158. Federico Barbarossa convocò i rappresentanti delle città presso l’attuale località di Cò Trebbia Vecchia, per proclamare la sua autorità sui Comuni d’Italia. In quell’occasione pretese la restituzione alla Corona dei beni e delle regalie imperiali, imponendo un podestà nelle città. Questo avvenne dopo che i giuristi di Bologna definirono i “diritti regali” in base alla legge romana (Quod principi placet legis habet vigorem).
Altro fatto interessante accadde sul finire dell’Ottocento quando, nei pressi di Campadone, nelle immediate vicinanze di una fornace di argilla, in modo casuale vennero alla luce sette pugnali di selce: due di questi andarono al Liceo Cantonale di Lugano, mentre degli altri si sono perse le tracce.


SERVIZIO DI PAOLO PANNI
FONTI BIBLIOGRAFICHE E SITOGRAFICHE:


L.Cafferini, Guida turistica “Piacenza e la sua provincia”, triennio 2010, 2011,2012
 

www.emiliaromagna.beniculturali.it

it.wikipedia.org

www.italiamappe.it

www.agriturismipiacentini.it

www.piacenzantica.it

www.turismoapiacenza.it

www.santiebeati.it.

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