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18 febbraio 2015

IL POZZO DEI TAGLI: UNO DEI PIU’ TERRIBILI E MISTERIOSI STRUMENTI DI MORTE MEDIEVALI


 di Paolo Panni


Castello di Rivalta



Fra gli strumenti di tortura, e di morte, più celebri ma anche più misteriosi del Medioevo spicca quello che viene comunemente definito come il “Pozzo dei tagli”. A volte chiamato anche “dei mille tagli”, “delle mille lame” o con altre terminologie, assai simili tra loro. Il suo funzionamento, lo si intuisce già dalla definizione stessa, era molto semplice. In pratica i malcapitati, per esempio condannati a morte o, comunque, indesiderati, venivano gettati sul fondo di un pozzo all’interno del quale si trovavano numerose lame, aguzze e appuntite, con conseguenze facilmente immaginabili. 
Chi si occupa di misteri e di leggende, specie quando va in visita a borghi antichi, a castelli o rocche, oppure a fortilizi (in qualche caso anche a conventi ultrasecolari) e chiede, ai residenti, l’esistenza, appunto, di fatti misteriosi e leggendari, sentirà rispondersi, il più delle volte “si dice che in quel dato luogo vi fosse il pozzo dei tagli”: e, puntualmente, non se ne trova traccia. O, meglio, si possono magari notare pozzi, anfratti, gallerie: mai, però, l’ombra di una lama o di qualcosa che possa far realmente pensare alla presenza di un “pozzo dei tagli”. 
Allora ecco che l’argomento si fa, presto, ancora più misterioso, carico di aspetti leggendari, con poche (o nulle) prove e molte parole, tanti “si dice”. E’ però altrettanto vero che, se fino ai giorni nostri è giunta questa storia del “pozzo dei tagli”, qualcosa di vero, almeno in parte, ci debba essere. Limitandosi alla sola area emiliana di Parma e Piacenza, se volessimo elencare i luoghi in cui, secondo i “si dice” sarebbero esistiti questi “pozzi dei tagli” ci sarebbe da scrivere forse un libro con centinaia di pagine. Ci limitiamo dunque a citare alcuni dei luoghi più celebri. Su tutti il castello di Rivalta, nel Piacentino, con la sua poderosa torre alla quale si accede lungo una scala a chiocciola. In una delle sale che si incontrano lungo la salita spicca, al centro, quello che ancora oggi viene definito il “pozzo del taglio” in cui venivano gettati prigionieri e condannati. E’ profondo circa 60 metri e, attingendo alla storia del maniero, si scopre che veniva anche usato per issare, con le carrucole, le munizioni e tutto ciò che poteva servire per la difesa del castello. Pare che nessuno, ad oggi, sia riuscito ad accertare se, sul fondo, in passato esistessero davvero le lame. 

Castelcorniglio
Castelcorniglio
Altri celebri “pozzi del taglio” sono quelli del castello di Varano dè Melegari, del castello di Castelcorniglio (vicino a Solignano), di Villa Lanfranchi nei pressi di Santa Maria del Piano. Anche a Zibello, terra del culatello, si dice esistesse uno di questi strumenti di tortura e morte, nel centro del paese. Ma qui è stato “spazzato” via il castello: figurarsi l’ipotetico pozzo. 

Oggi però vogliamo porre la “lente d’ingrandimento” su due possibili “pozzi dei tagli” decisamente non conosciuti. Dando spazio alle parole di un testimone che ci ha appositamente segnalato i due misteriosi luoghi. Non vuole essere citato e rispettiamo chiaramente la sua volontà. E’ però persona nota al gruppo e per questo riportiamo la doppia segnalazione. Una riferita alla località piacentina di Bicchignano e l’altra alla storica cascina delle Piacentine, alle porte di Busseto (Parma), nota per essere stata al centro delle riprese del celebre film “Novecento”. 

Bicchignano
Bicchignano
Partendo da Bicchignano, piccolo centro poco distante da Vigolzone, il nostro testimone riferisce che “mia nonna paterna, nata a Bicchignano – Vigolzone nel 1866, era solita raccontare ‘I ciapevan al ragasi, jia fèvan balè nudi e po jia trèvan in dal pus dal taj” che, tradotto dal vernacolo, significa “prendevano le ragazze, le facevano ballare nude e poi la buttavano nel pozzo dei tagli””. A finirle in questo tragico modo, sempre secondo la testimonianza, erano i signorotti dell’epoca. 

Piacentine
Passando invece ai fatti delle “Piacentine”, pare che in questo caso il pozzo si trovasse sotto una porta morta quando la tenuta (negli anni ’60 del Novecento) era della famiglia Bocchia che, tra le altre cose, allevava bovini e galline. “Saltò fuori una morìa di polli – ci scrive il testimone – e morivano in gran numero e la moglie del fattore per non farlo scoprire dai proprietari pensò bene di gettarli nel pozzo del taglio coprendolo con il suo coperchio, una pesante pietra squadrata. 
Piacentine

Solo che dopo un po’ si cominciò a sentire la puzza della putrefazione e Bocchia, che veniva da Parma e aveva il naso fine ‘da signore’, lo sentì subito e fece scoperchiare il pozzo e finì che la povera fattora dovette fare Sanmartino (cioè traslocare) anche se l’epidemia non era certo colpa sua”.  


Due brevi ma interessanti testimonianze che vanno ad arricchire un argomento carico di leggenda e di mistero. Meritevole di essere approfondito, magari con nuove testimonianze e, chissà, anche con prove circa l’esistenza di questi pozzi. 



Fonti bibliografiche e fotografiche







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3 commenti:

  1. Vi porto un altra notizia, Landi possedette anche il Castello di Alseno, e quando ero piccolo un ala del castello era adibita ad asilo , io ero spesso la a giocare e le suore mi beccarono più volte a scendere nei sotterranei, (magari quando lo stesse scendevano) e mi dissero che dovevo stare attento perche c'era un pozzo del taglio ma loro non sapevano dove, sapevano solo che era murato.

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  2. Quando mia madre era bambina spesso accompagnava mia nonna che lavorava occasionalmente come guardarobiera presso famiglie nobili e benestanti nella zona di Faenza, Lugo e Cesena. Stiamo parlando dell'inizio del primo dopoguerra, quasi un secolo fa, e mia madre aveva più di 11 anni. Mi ha raccontato che un paio di volte, giocando in parti disabitate di questi palazzi già in degrado, aveva trovato pozzi aperti nei pavimenti di stanze e coperti da grate. Parlandone con servitori delle proprietà aveva ricevuto ammonizioni e orripilanti racconti sulla loro antica funzione di "taglio". Considerando la storia impietosa di lotte e tradimenti di questa parte della Romagna nel medioevo, considero le sue memorie completamente credibili.

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  3. L'articolo e la foto iniziale mi hanno fatto tornare in mente una stranissima torre nei ruderi del castello di Gallinella a Salso.Io sono quello che ha scritto la storia del castello di Gallinella accennando anche al pozzo del taglio che,si tramanda,sarebbe esistito lassù.Nei sopraluoghi che ho effettuato non ho mai trovato prove certe dell'esistenza del pozzo,ma ho verificato che le frane stanno scoprendo le fondamenta, riportando alla luce settori dei sotterranei altrimentri non visibili.Purtoppo le frane si muovono,fanno riaffiorare alcuni settori in alcuni periodi,i quali poi vengono nuovamente ricoperti da frane successive.Grazie a questi smottamenti mi e' capitato di vedere per la prima volta una torretta cilindrica affiorare dal terreno,uguale a quella raffigurata nella foto dell'articolo,di ottima fattura e bella a vedersi,mi ha ricordato le torrette di Urbino,perfettamente cilindriche,di epoca rinascimentale.L'interno era solo in parte pieno di terra,abbastanza però da non vedere il fondo. Una parte della circonferenza della torre confinava con i sotterranei,questa parte era franata e permetteva che lo smottamento rendesse visibile la parte superiore dell'interno del cilindro.Difficilmente era un pozzo per l'acqua ,perchè la cisterna e' ben visibile in altra zona,non credo sia stata nemmeno una torre di avvistamento perchè la circonferenza è troppo stretta,al massimo di 2 metri, e poi sarebbe stata l'unica torre circolare in una struttura totalmente squadrata.Mi rimane solo una foto da cellulare di quel cilindro perchè quando sono tornato sul luogo poche settimane dopo, con Paolo Panni ,per fare delle belle foto,la morfologia era già cambiata e la torretta cilindrica era nuovamente quasi del tutto scomparsa,travolta da nuove frane.Io penso,senza poterlo provare, che quello fosse il pozzo del taglio,costruito in un angolo del cortile all'incrocio delle mura del mastio,sfruttando, per comodità di costruzione, parte dei sotterranei adiacenti.Se quello è davvero un pozzo del taglio prima o poi ce lo diranno gli smottamenti che faranno sicuramente riaffiorare le lame e,come in un classico film horror, gli scheletri trafitti dei disgraziati buttati lì dentro. Ma forse qualche cosa potrebbe già oggi scivolare fuori ,visto che sta piovendo e l'acqua muove le frane.Speriamo che piova.Roberto Mancuso

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