31 marzo 2013

I MISTERI DI DANTE ALIGHIERI


di Simona Gonzi



Ancora oggi ci sono cose che non sappiamo sulla vita di Dante. Dove nascose il manoscritto originale della Divina Commedia? Conteneva un codice segreto esoterico? E qual era il vero volto del poeta, che non firmava mai le sue opere e di cui non conosciamo la scrittura?




Nel bel mezzo del cammin di nostra vita, mi ritrovai per una selva oscura, chè la dritta via era smarrita. Ahi quanto a dir qual era è cosa dura, esta selva selvaggia e aspra e forte, che nel pensier rinova la paura.



Sono le parole di apertura della Divina Commedia, l’inizio del viaggio di Dante attraverso l’Inferno, il Purgatorio e il Paradiso. Qualcuno afferma che i luoghi di cui il Sommo Poeta narra siano solo simbolici, ma ci sono dei precisi riferimenti sul territorio italiano. Dante Alighieri visse l’ultima parte della sua vita da esiliato, spostandosi da una città all’altra: Verona, Treviso, Forlì e forse Parigi. Non abbandonò mai l’idea di tornare a Firenze, ma dovette morire da straniero in terra straniera e insieme a lui furono sepolti i suoi segreti. Due in particolare: che fine ha fatto il manoscritto originale? E quale potrebbe essere il significato esoterico del poema? Il territorio parmense della via Francigena sembra essere una risposta al primo mistero. Tra codici miniati e antichi manoscritti, in archivi polverosi di antiche pievi e castelli potrebbero nascondersi gli originali mai trovati delle tre cantiche della Commedia dantesca. L’intuizione è di don Amos Aimi, archivista della Curia di Fidenza, in provincia di Parma:






Nel 1964 ero parroco a Contignaco, piccola frazione di Salsomaggiore Terme, e i vecchi del paese e la gente semplice del posto iniziarono a raccontarmi che nel castello aveva soggiornato Dante Alighieri in visita ai parenti. Ero molto giovane all’epoca e l’idea, subito mi fece sorridere.







Inizia cosi il viaggio di don Amos alla ricerca delle tracce del Sommo Poeta nelle terre verdiane. Gli anziani del luogo intanto indicavano al parroco anche un punto: il bosco davanti all’ingresso del castello, un tempo molto più irto e selvaggio, lasciandogli intendere che quello potesse essere la selva oscura. Don Amos a quel punto iniziò a convincersi e a cercare tra carte e documenti. Quella che sembrava essere solo una leggenda cominciò ad avere dei contorni storici. A Contignaco, infatti, vissero realmente i nobili e potenti Aldighieri, parenti del sommo poeta, che vendevano il sale al Comune di Borgo San Donnino, l’attuale Fidenza. Ma fu solo il primo indizio in una serie di riscontri che fanno pensare a Dante nel territorio emiliano. Nel 1315 venne combattuta una grande battaglia a Contignaco, vinta dagli Aldighieri contemporanei a Dante, che per un certo periodo si sarebbe dunque fermato qui. Un altro indizio Don Amos lo trova a Napoli:






In un viaggio di studio mi sono imbattuto nel codice miniato del 1411 a firma di tal Giovanni Dè Gambi, chierico nativo di Borgo San Donnino e quel codice una delle sette migliori versioni della Commedia tra le seicento esistenti.Io sono convinto che chi lo ha scritto possa aver avuto tra le mani l’originale della Commedia.





E poi un cardinale del Vaticano, Monsignor Fallani, presidente della Pontificia Commissione d’arte sacra, in visita a Fidenza su invito del vescovo di allora, Monsignor Zanchin. Fu lui a esortare Don Amos a cercare gli originali di Dante in Emilia: Dovete cercare qui nelle vostre terre. Dunque, addirittura una conferma di un alto prelato all’ipotesi di don Amos. Conferma che arriva anche dal mondo accademico. Che Dante fosse passato proprio da Borgo San Donnino lo sosteneva un importante studioso, il professor Mario Pietralunga, docente all’Università della California e fidentino di origine. C’è un ultimo elemento che don Aimi porta a sostegno della sua tesi: un versetto tratto proprio dalla Commedia:



Tu proverai si come sa di sale lo pane altrui, e come è duro calle lo scendere e’l salir per l’altrui scale.



Il sale: proprio la caratteristica di questo territorio, dove non a caso si trova anche Salsomaggiore, le cui prime saline vennero create dai romani. In quel verso tutta l’amarezza di Dante per il suo esilio, il peregrinare di un uomo che portava sempre con sé i suoi manoscritti senza mai firmarli. Perché? Anche questo è un mistero, come la sua scrittura autografa, che ancora non conosciamo. Ma se don Amos ha ragione, dove potrebbe essere nascosto di preciso il manoscritto? Forse proprio Contignaco? Sul retro del castello, dove un tempo si trovava l’ingresso principale, c’è ancora la ripida salita che nel medioevo era ricoperta da un’intricata vegetazione, proprio la selva oscura tramandata dai racconti degli anziani del paese. Gli attuali proprietari del castello non hanno mai compiuto ricerche approfondite: per quelle bisognerà attendere quando -e se- il luogo verrà ristrutturato. L’imponente e antica torre dell’antico maniero è forse il luogo più adatto a celare segreti. Sempre che… sempre che, come alcuni vecchi del posto testimoniarono a don Amos, fra le vecchie pergamene trovate nel castello e poi bruciate non ci fosse anche l’originale della Commedia. In quel caso, una delle più grandi opere letterarie dell’umanità, sarebbe finita letteralmente in cenere e non conosceremo mai eventuali annotazioni che il sommo poeta vi aveva apposto di suo pugno. Chissà, forse anche la chiave per interpretare un codice medioevale che nasconderebbe la dottrina segreta dei Fedeli d’amore. Costoro erano una Confraternita medioevale fiorentina che compiva studi di esoterismo -la trama nascosta della realtà- e metteva in relazione amore sacro e amore carnale, simboleggiato da un nome immortale quanto quello del poeta: Beatrice, la donna che Dante amò per tutta la vita ma che a causa dell’esilio non poté mai rivedere. O forse il codice più che esoterico era politico, come ipotizzato in un suo libro dal professor Francesco Fioretti, che ha indicato precise simbologie legate al Papa e all'imperatore in un suo libro di grande successo (Il libro segreto di Dante). Proprio la politica, lo scontro tra Guelfi -sostenitori del papato, come la famiglia Alighieri- e Ghibellini -sostenitori dell'imperatore- era del resto costata a Dante il doloroso esilio.



BOX


Simona Gonzi, laureata in filosofia e appassionata di cultura popolare, vive nelle vicinanze di Fidenza, l'antica Borgo San Donnino. Scrive per la Gazzetta di Parma, quotidiano che per primo riportò l'ipotesi della presenza di Dante a Fidenza.


Copyright Five Store – RTI Spa 2013.

L’articolo, dell’amica Simona Gonzi, è stato pubblicato sul primo numero della rivista “Mistero”. Protetto da Copyright (come evidenziato) viene pubblicato su questo blog per gentile concessione della redazione di “Mistero”, e degli amici Simona Gonzi ed Ade Capone.


Le foto della Cattedrale di Fidenza e del castello di San Giovanni in Contignaco sono di Paolo Panni. L’uso, solo di queste immagini, è libero.
La foto di don Amos Aimi è tratta da un fotogramma della trasmissione “Mistero”.
Le immagini di Dante Alighieri sono tratte dai siti parlital.it e esteri.it. Si prega di segnalare eventuali copyright delle immagini per una loro rimozione.


4 commenti:

  1. Caspita... E se la Commedia di Dante fosse stata bruciata insieme alle antiche pergamene?? Non ci voglio pensare. O_O Mi sono appassionata da qualche mese a Dante,e mi sta incuriosendo sempre di più l'idea di conoscerlo a fondo,quanto si può. Certo che sarebbe fantastico se si riuscisse a trovare un manoscritto originale di Dante... O minimo la sua firma,insomma,avere qualcosa di lui. La Divina Commedia è un'opera fantastica,piena di significato e insostituibile. Dante4ever

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  2. Insomma: oltre a una questione omerica, abbiamo una questione dantesca. Nemmeno una riga che si possa attribuire con certezza a Dante è a nostra disposizione. Statisticamente sembra impossibile. Dobbiamo forse pensare che esattamente questo fosse ciò che voleva Dante?...

    Davvero interessate l'articolo. Anche se è del 2013, sarebbe bene che qualcuno corregga «Nel bel mezzo del cammin di nostra vita» con il verso giusto dell'incipit.

    ... o forse questo «bel mezzo» è supportato dal manoscritto ritrovato!?... non nascondetecelo!

    molto cordialmente.
    Luca Cavaliere

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  3. Speriamo solo che non è andata bruciata nel maniero.....

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  4. Affascinante quest'atmosfera misteriosa e mistica che aleggia intorno dante e la divina commedia......speriamo solo che l'originale non sia andata bruciata nel maniero....

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