13 gennaio 2014

PIACENZA: FORSE LA PROVINCIA PIU’ INFESTATA D’ITALIA.


di Paolo Panni


Quella di Piacenza è da considerare una delle province più infestate d’Italia, forse addirittura la più infestata. Sono numerosissime infatti le vicende legate alla presenza di possibili entità, alcune molto celebri, altre meno: tutte affascinanti ed interessanti.
Un primato, quello piacentino, che rende le terre emiliane, già celebri in tema di storia e cultura, ancora più interessanti.
Dalla Bassa alla montagna, dalla Val Tidone passando per la Val Trebbia, la Val Nure, la Val d’Arda, la splendida Val d’Aveto, sino ad arrivare a Piacenza città, non vi è angolo del territorio piacentino che non sia interessato da vicende, affascinanti e misteriose, in cui ancora una volta storia e leggenda si fondono.
Bisogna evidenziare che questo primato è sicuramente dovuto all’elevata presenza di rocche e castelli. E’ noto infatti che, come puntualmente di usa dire, “ogni castello ha il suo fantasma”. E così non mancano i casi in cui, purtroppo, al fine di rendere un determinato luogo ancora più attrattivo, c’è chi si è inventato storie legate alla possibile presenza di entità e spiriti. Questo, evidentemente, col chiaro scopo di richiamare visitatori. Un vero peccato perché, in questo modo, non solo si vanno a falsificare pagine di storia, ma si va anche ad ostacolare l’attività di quelle persone che portano avanti studi, ricerche ed approfondimenti, anche di carattere scientifico, volti ad accertare situazioni anomale, difficilmente spiegabili, associabili alla cosiddetta sfera del paranormale. Vi sono storie, forse in parte vere, in cui, attorno alla presenza di un determinato, possibile, fantasma si è creata una vicenda degna da libro Harmony, e questo non può che sollevare il nostro disappunto.
Tuttavia non si vuole, oggi, entrare nella veridicità o meno delle singole storie.
L’obiettivo di questo servizio è quello di fornire una mappa, ampia e dettagliata, dei luoghi, considerati infestati, del Piacentino. In attesa poi, nel corso delle nostre future attività, di approfondire alcuni singoli casi.
Per quanto riguarda i luoghi, i comuni in cui spiccano le maggiori (per quantità) segnalazioni sono quelli di Bobbio, Gazzola e Calendasco, tutti compresi all’interno della Val Trebbia, terra decisamente celebre in fatto di leggende e misteri.



 

E allora partiamo proprio dalla Val Trebbia e, nello specifico, da Bobbio. Prima “tappa”, la meravigliosa Abbazia di San Colombano. La misteriosa iscrizione che si trova all’ingresso, “Terribilis est locus isti” (“Questo è un luogo terribile”) la dice già lunga e, una volta entrati, è possibile fare incetta di argomenti e approfondimenti di carattere misterioso. Limitandoci, per ora, all’argomento entità, da tempo si parla di “presenze” all’interno dei sotterranei. Un gruppo di ricerca paranormale, anche di recente, si è recato sul posto e sta tuttora vagliando alcuni interessanti riscontri.





Sempre a Bobbio spicca il castello Malaspina Dal Verme, oggi di proprietà statale. Qui, non pochi testimoni riferiscono di aver più volte notato, all’altezza delle mura, aggirarsi i possibili spiriti degli sventurati che furono gettati, e quindi uccisi, nel pozzo dei coltelli. A questo riguardo sono numerosissime, lo ricordiamo, le vicende, in Italia, legate al cosiddetto “pozzo dei tagli”, ma solo in rari casi sono state trovate reali tracce della presenza di questa terribile forma di tortura.

Un’altra storia, decisamente fumosa, riguarda Villa Carenzi, nella frazione di Piancasale. Alla struttura, già colonia elioterapica, sono legate svariate leggende. Diverse sono le testimonianze di persone che riferiscono di aver udito, nel tempo, i pianti dei bambini che sarebbero morti tragicamente nel corso di un bombardamento avvenuto durante la seconda guerra mondiale. Ma nessun riscontro storico conferma questi fatti, né tantomeno la presenza di bambini. 






Sempre in Val Trebbia, più verso la pianura, ecco il comune di Gazzola con il magnifico castello di Rivalta in cui si manifesterebbero sia i conti Zanardi Landi che il cuoco Giuseppe. In particolare a dare segni della sua presenza sarebbe il conte Pietro Zanardi Landi, assassinato nel 1326 da un cugino che voleva entrare in possesso dei suoi beni. Si dice che da tempo si manifesti con gemiti e rumori, ma solo quando nel maniero sono presenti discendenti di colui che fu il suo uccisore. In particolare, stando a quanto si racconta, Obizzo Landi - feudatario di Rivalta nel XIV secolo - e la moglie Bianchina avevano tre figli. Il più giovane perse la vita in un'imboscata, e quindi il castello passò alle sorelle ed ai rispettivi mariti, Pietro Zanardi Landi e Galvano Landi. Questi si contesero a lungo l'eredità, finché non ne divenne proprietario Galvano III Landi. La rivalità tra i due diede origine alla leggenda del fantasma del castello, dal momento che la vicenda si chiuse con l’assassinio di Pietro Zanardi Landi. Secondo quanto si tramanda, al fine di vendicarsi lo spirito di Zanardi Landi avrebbe vagato nel Castello fino al 1890, anno di passaggio dei beni ai discendenti della vittima innocente. Placato, ma dalla memoria a quanto pare durevole e non molto incline al perdono, il fantasma sarebbe ritornato nel 1970, quando presso gli Zanardi Landi fu ospite un ignaro discendente dell'antico assassino. L'ospite venne tormentato per tutta la notte e fu in quell'occasione che, cercando tra le pieghe della storia, venne fuori la tragica vicenda. Per quanto riguarda invece il cuoco Giuseppe, anche in questo caso il tutto prende forma da un omicidio. L’uomo, secondo quanto si tramanda, insidiò la moglie del maggiordomo che si vendicò pugnalandolo e morte e strangolandolo con la corda del pozzo della cucina in cui lavorava. Ancora oggi, secondo quanto riferiscono anche diversi testimoni, lo spirito del cuoco Giuseppe si manifesterebbe con alcuni evidenti casi di poltergeist, vale a dire spostando quadri, oggetti, accendendo e spegnendo improvvisamente le luci e mettendo in movimento gli elettrodomestici, anche quando la spina della corrente è staccata. E, sempre nel maniero di Rivalta, si udirebbero lamenti e gemiti provenire dalla imponente torre, alla base della quale si trovava realmente il “pozzo del taglio” (in questo caso le tracce sono state ritrovate) in cui vennero gettati, e quindi finiti, non pochi prigionieri.



Rimanendo nel territorio di Gazzola, ecco che spostandosi anche nelle altre frazioni, emergono nuove vicende dove mistero, storia e leggenda si mescolano. Nello splendido castello di Rezzanello, documentato fin dal 1001 e impreziosito dalle sale elegantemente arredate, si dice che in passato, quando qualcuno si è comportato in modo poco ortodosso durante feste e banchetti, dai muri si siano scatenate improvvise bufere di vento freddo.





Altro elegante e suggestivo castello situato nel territorio comunale di Gazzola è quello di Momeliano, oggi sede di una importante azienda vitivinicola. Ma qui il mistero non riguarda l’antico maniero ma bensì la casa canonica della chiesa di Sant’Eustorgio Vescovo. Secondo le testimonianze di una perpetua pare che in passato si siano ripetutamente sentiti colpi sordi e intermittenti che cessavano solo dopo la celebrazione di una messa. E, sempre a Momeliano di Gazzola, secondo altre storie che si sono tramandate pare che, nella seconda metà dell’Ottocento, in una vecchia casa disabitata posta in prossimità del paese, si siano più volte avvertiti, in piena notte, strani rumori: come di qualcuno che stesse lavando i piatti. Ma l’abitazione, appunto, era vuota. 



Spostandosi quindi in piena pianura, alla confluenza fra Trebbia e Po, ecco il piccolo ma suggestivo borgo di Calendasco. Nel castello del paese, il 13 settembre 1572 fu ucciso il cavaliere Lodovico Confalonieri. A compiere il delitto, a suon di stilettate, dopo un agguato, fu il nobile piacentino Antonello dè Rossi che intratteneva una relazione con Camilla, moglie del Confalonieri. Quest’ultimo, ogni anno, nell’anniversario della morte, e quindi il 13 settembre, darebbe segni della sua presenza fra le mura del maniero. Ma ci sarebbe anche un altro spirito a rendere misteriose le vicende di Calendasco. Da tempo infatti si afferma che nientemeno che negli uffici del comune si aggirerebbe l’entità di un benefattore, indignato per il fatto che, a suo tempo, gli amministratori sperperarono i beni che lui aveva lasciato per i poveri.


Rimanendo in Val Trebbia e spostandosi a Gragnano, ecco la storia, già approfondita da Emilia Misteriosa, riguardante l’antico maniero di Gragnanino in cui, nel 1611, furono torturate e poi bruciate vive due donne di Parma, Claudia Colla e sua madre Elena, accusate di stregoneria (con tanto di processo di cui esistono ancora oggi le documentazioni). A volere questa loro terribile fine fu il diabolico duca Ranuccio I Farnese, che aveva intrattenuto una relazione con Claudia Colla, ed accusava entrambe le donne di essere la causa di tutti i suoi problemi, soprattutto di salute. Per molto tempo si è detto, in zona, di urla e lamenti provenire dai sotterranei, poi murati.

Rimanendo nel territorio di Gragnano, un’altra interessante vicenda che si tramanda da tempo è quella relativa alle campagne di San Raimondo dove, per molto tempo, si è raccontato delle apparizioni di un uomo, a cavallo, vestito di nero che ostacolava il passaggio della gente. 






Lasciata la Val Trebbia, spostandosi nell’affascinante Val Tidone, ecco che una delle vicende più tramandate è quella riguardante il castello di Agazzano dove si aggirerebbe il fantasma di Pier Maria Scotti detto “Il Buso”. La storia del poderoso edificio è segnata dalla tragica quanto misteriosa morte dello Scotti, abile spadaccino che ogni volta che colpiva una vittima con la spada lasciava il “buco”. Ad ucciderlo fu Astorre Visconti nel 1529 in una locanda della stessa Agazzano. Il corpo fu gettato nel fossato che anticamente circondava la Rocca. Nonostante questa certezza storica il cadavere di Pier Maria Scotti non è mai stato ritrovato e la sua presenza, stando a quanto si narra, si sente ancora oggi tra le mura del castello e nel giardino. Porte che si aprono misteriosamente, luci che rimangono accese, vetri trovati nelle stanze e di cui non si sa la provenienza. Nel tempo sono stati compiuti diversi sopraluoghi da parte di associazioni esperte di paranormale ed in diversi casi sono emersi interessanti riscontri che confermerebbero la presenza di fatti inspiegabili. In più, strani avvenimenti si sono succeduti nel tempo e si è tenuti a credere che Pier Maria Scotti, che amava moltissimo Piacenza e il piacentino, non abbia voluto allontanarsi completamente da questi luoghi. Al punto da tornare appositamente dalle Americhe per riconquistare la posizione che credeva gli spettasse nella città di Piacenza e nei territori appartenenti agli Scotti. Il carattere di questo condottiero si caratterizzava per la tenacia, la cattiveria ma anche il coraggio. Il suo errore fu quello di occupare il castello per prenderne il bottino e imporne il dominio non avvisando l’alleato Visconti, che si vendicò quindi duramente.
 




A Pianello Val Tidone svetta invece, imperiosa, la celebre Rocca d’Olgisio dove si udirebbero, stando sempre a svariate testimonianze, i lamenti dei prigionieri che subirono dure torture. Così come c’è chi sostiene che in alcune immagini fotografiche del castello avrebbero fatto la loro comparsa le sante sorelle della famiglia Dal Verme, Faustina e Liberata.

Nella non lontana Ziano Piacentino, il mistero riguarda invece la torre del fortilizio di Fornello, documentato già nel XV secolo e parte integrante di una località in cui, fin dall’epoca romana, esistevano antiche fornaci. Nel maniero che ospita oggi una importante azienda vinicola si dice, da secoli, che vaghi il fantasma di una giovane donna, bruciata viva in età medioevale perché accusata di stregoneria. Segni della presenza di questo spirito sarebbero emersi sia nella torre che nelle stanze dell’edificio appartenuto anche alla famiglia Sanseverino, cultrice dell’esoterismo.


Un’altra vicenda, molto curiosa, interessa invece l’abitato di Mamago, frazione di Rottofreno. Qui, in passato, più volte, delle spigolatrici videro cadere dall’alto delle palline realizzate con una sorta di muschio. Secondo l’opinione popolare si trattava delle anime degli antenati dei proprietari di quei fondi agricoli che, in quel modo, lamentavano il fatto di non essere stati ricordati con messe e preghiere. Rimanendo sempre all’altezza della confluenza tra Val Tidone e fiume Po, e spostandosi nel territorio del comune di Castel San Giovanni e, precisamente, ad Arena Po, ecco un’altra storia, inquietante, datata 1920. Quell’anno, in un’abitazione privata di Strada Grande si udirono dei colpi sordi. Inizialmente si pensò ai movimenti di qualche animale ma le immediate verifiche fecero cadere questa ipotesi. I proprietari, quindi, ebbero modo di constatare che, spostandosi da una stanza all’altra della casa, i colpi a loro volta cambiavano posizione, finendo sempre nelle stanze adiacenti. La famiglia, profondamente religiosa, ipotizzò quindi che si trattasse di qualche anima del Purgatorio che manifestava le sue sofferenze. E così ecco che furono fatte celebrare alcune messe e, guarda caso, i rumori cessarono.





Passando quindi alla Val Nure, l’attenzione non può che cadere immediatamente su Grazzano Visconti, dove si troverebbe uno dei fantasmi più conosciuti a livello nazionale: quello di Aloisa, che si muoverebbe tra il parco ed il castello. Maniero, questo, documentato fin dal 1074.
La storia di Aloisa è stata tramandata dai racconti della gente, che ha sempre rispettato la sua presenza e la memoria del suo triste destino: Aloisa era sposa di un capitano di milizia, fu infatti tradita dal marito e morì di gelosia e di dolore. Da allora il suo spirito vaga in questi luoghi.
Un giorno, secondo quanto viene riportato, lo spirito di Aloisa si manifestò al Duca Giuseppe che era un medium e ne guidò la mano per tracciare il suo ritratto. Il risultato fu quello di una donna di forme rotonde, non alta e con le braccia conserte rappresentata in diverse statue di Grazzano Visconti. Chiederebbe affetto e dolcezza e, stando alla leggenda, avrebbe più volte detto
“Io sono Aloisa e porto Amore e profumo alle Belle che donano il loro sorriso a Grazzano Visconti”. E’ considerata protettrice degli innamorati e, non a caso, molti turisti le offrono fiori e piccoli omaggi. Di notte il suo spirito si aggirerebbe soprattutto all’interno delle stanze del castello e, in più occasioni, avrebbe spaventato gli ospiti dimostrando gradimento verso eventuali regali.




Sempre in Val Nure, nel territorio di Bettola, spicca l’abbandonato castello di Spettine, del quale Emilia Misteriosa si è già ampiamente occupata, anche con una propria indagine. Il maniero è caratterizzato dalla presenza di prigioni e diversi strani e misteriosi accadimenti lo riguardano e sono al centro di studi ed approfondimenti da parte della nostra associazione.

A Migliorini di Cogno, nel territorio di Farini, si trova invece una costruzione, ritenuta essere un ex convento. Da tempo si sostiene, in zona, che l’edificio sia invaso dagli spiriti.


Mentre in località Bruzzetti di Groppallo, sempre nel territorio di Farini, hanno fatto storia i racconti di un anziano che riferiva che quando, da giovane, tornava dalla località (distante) in cui viveva la sua amata gli capitava di fermarsi per riposare. Al risveglio, stando al suo racconto ovviamente, si trovava attorniato da due cani e puntualmente si allontanava. Ma, il mattino dopo, tornando sul posto non vi era alcuna traccia, nel terreno, che confermasse la presenza dei due animali. Pensò ad una sorta di avvertimento e decise di interrompere la storia d’amore. Da quel momento non incontrò mai più i due cani.

A Ponte dell’Olio spicca, invece, un caso abbastanza recente, finito anche sulle cronache locali. Quello di una vecchia casa in cui, durante i festeggiamenti di un compleanno, i presenti videro improvvisamente del sangue colare dalle pareti. Fu scongiurato lo scherzo (che sarebbe stato per altro di cattivo gusto) e la vicenda resta tuttora avvolta dal mistero. 


 



Fra i luoghi più misteriosi della Val Nure spicca poi il castello di Paderna, nel territorio comunale di Pontenure. Qui si aggirerebbe lo spirito di un Confalonieri, trasportato prigioniero a Paderna dal castello di Turro. Secondo la leggenda avrebbe dovuto rivelare i particolari di una congiura di cui era ben a conoscenza, ma fu sgozzato prima di poter parlare. Ancora oggi darebbe segni della sua presenza, delle sue sofferenze e delle sue inquietudini. Gruppi di ricerca che hanno effettuato indagini tra le mura del castello hanno confermato la presenza di diverse anomalie.




Di particolare interesse è poi la Val d’Arda e qui si parte, inevitabilmente, da Gropparello. Nel castello del paese si aggirerebbe un altro fantasma che ha fatto spesso parlare di sé anche a livello nazionale. Sarebbe lo spirito di una giovane donna, molto probabilmente Rosania Fulgosio, murata viva nella “canera maledetta”, ricavata nelle fondamenta dell’edificio per ordine del marito tradito Pietrone da Cagnano. A lei è stato dedicato anche un libro, dal titolo “Una presenza inquietante” di Gian Franco Gibelli. Nel volume vengono evidenziati numerosi fatti curiosi: la comparsa improvvisa di mazzi di fiori, ceri accesi, rumori vari. Si parla anche dell’apparizione di un guerriero dalla folta capigliatura, con barba e baffi, dall’espressione tormentata. In più occasioni, sia di giorno che di notte, sarebbe stata avvistata la presenza di una figura diafana, di una giovane donna, dai capelli biondi e dalle fattezze minute, vestita con abiti trecenteschi. Sarebbe stata notata sia nel parco che nelle stanze., sia dai proprietari che, talvolta, dai visitatori. Rosania Fulgosio, signora del castello, visse nel XIII secolo. Mentre il marito, che era stata costretta a sposare dai genitori, si trovava in guerra, un piccolo esercito di soldati conquistò il castello insediandosi all’interno.
Nel capitano dei nemici, Rosania, riconobbe Lancillotto Anguissola, il giovane amore che avrebbe voluto sposare e che non aveva mai dimenticato. I due passarono momenti di grande felicità, ma l’epilogo fu tragico. Infatti, Lancillotto dovette tornare alle armi, e mentre il marito di Rosania stava tornando a casa, venne informato da una missiva, inviata da un’invidiosa cameriera di corte, dei tradimenti della moglie. Una volta rientrato, preso dalla furia drogò il vino della moglie che, una volta addormentata, rinchiuse per sempre in un’angusta camera segretamente fatta scavare sotto le fondamenta del castello. Lo spirito di Rosania, secondo quanto si tramanda, è rimasto intrappolato nel castello, e la notte vi si aggira come fosse ancora la sua dimora. Va detto che, ad oggi, la camera segreta ed il corpo di Rosania non sono mai stati ritrovati. E va anche evidenziato che le leggende che ancora si tramandano sul maniero, prendono origine dai convulsi anni medievali, dai terribili scontri tra guelfi e ghibellini. Nel 1255 un primo, durissimo e vittorioso assedio da parte delle truppe di Azzo Guidoboi, condottiero al soldo della famiglia ghibellina dei Pallavicino. Un lustro dopo, nel 1260, un secondo assedio ancora più imponente condotto dal marchese Oberto Pallavicino in persona e volto a sbaragliare le residue forze guelfe asserragliate nelle mura del castello, ormai ridotte ad uno sparuto manipolo di eroi. Quattrocento fanti piacentini e cremonesi, per quattro lunghi ed estenuanti mesi, misero a ferro e fuoco la rocca. Sacrificarono numerose vite alla causa del loro signore, ma non riuscirono ad avere la meglio su un avversario determinato e sospinto a lottare fino allo stremo e poi oltre dalla forza della disperazione. I pochi difensori del castello, invero con l'aiuto della popolazione locale, tra atti di sommo eroismo e di gesta di infima vigliaccheria, ricacciarono alfine gli assalitori. Il destino degli sconfitti, sbaragliati sul campo, furono la sofferenza del corpo e la morte: condannati e giustiziati nei pressi delle mura della rocca, in parte condotti nell'ancora guelfa Piacenza per essere esposti al pubblico ludibrio, i nemici ghibellini furono arsi vivi. Ancora oggi, secondo la leggenda, le anime straziate dei disperati eroi di quelle battaglie vagano senza pace tra le terre del contado dell'antica Cagnano (l’odierna Gropparello), innalzando al cielo i loro lamenti a perenne ricordo delle sofferenze patite. Le voci dei dannati udite nelle lunghe e fredde sere senza luna sono relegate nel limbo del folklore locale, tuttavia non tutto l'alone di mistero che pervade le antiche pietre della rocca viene dissipato dal pallido sole dell'alba. E tornando alla figura di Rosania Fulgosio, occorre riportare quanto sosteneva un vecchio custode della rocca. “Udivo spesso nelle notti di vento - era solito ripetere - salire dalle forre del Vezzeno una voce lamentosa piena di pianti e di invocazione: era lo spirito dolente di Rosania, murata viva nella camera segreta”. Il suo spirito, secondo quanto viene da più parti sottolineato, non lascia segni tangibili, ma fa in modo di essere “avvertito” tra le stanze del castello, avvolgendo di sé ogni singola porzione del maniero e penetrando nell'animo di chi, tra le mura teatro del suo dramma, ne sente, vivendolo, il suo profondo dolore. Uno spirito dannato, che ricerca il contatto con il mondo dei vivi, un conato cosciente di sé e della propria condizione alla quale le imperscrutabili leggi divine sembrano avere negato la pace eterna.

Ed anche il castello di Montechino, di proprietà prima del vescovo di Piacenza e poi dei Confalonieri e dei Nicelli, sarebbe caratterizzato dalla presenza di un fantasma che si aggirerebbe tra le sue mura.

Sempre sui colli della Val d’Arda, ecco che a Lugagnano sorgeva un Lazzaretto e pare fosse abitato dalle anime dei sofferenti che vi erano deceduti.





Portandosi invece in pianura, ecco emergere i misteri legati al castello di San Pietro in Cerro. Anche qui, come a Gropparello e a Grazzano, la protagonista è una donna e sullo sfondo spicca una vicenda d’amore. La donna in questione è Agata, al centro di una vicenda tanto romantica quanto tragica avvenuta secoli fa. Si trattava di una giovane ed affascinante fanciulla che prestava servizio presso la corte dei Conti Barattieri. La fanciulla e si innamorò profondamente dello scudiero dal quale era profondamente e sinceramente corrisposta. I due giovani decisero di coronare il loro sogno d'amore convolando a nozze. Il conte Bartolomeo II Barattieri, da sempre affascinato dal leggiadro aspetto della giovane fanciulla, dopo aver appreso delle nozze venne colto da un impeto di cieca invidia che lo portò a voler esercitare il diritto feudale dello ius primae noctis: obbligò Agata a giacere con lui nel suo letto la prima notte di nozze. Il giovane scudiero, ferito nell’orgoglio decise di vendicare l’atto compiuto dal Conte; durante la notte raggiunse la sua camera da letto e nel sonno lo pugnalò a morte. Colto sul fatto, lo scudiero fu braccato ed arrestato; pochi giorni dopo, a fronte di un processo sommario, venne giustiziato con impiccagione pubblica in Piazza Cittadella a Piacenza (1514). La giovane Agata, depredata del suo amore e coperta di vergogna si tolse la vita gettandosi dalla torre del Castello. Lo spirito “eternamente innamorato” della giovane, secondo la leggenda, dimora tutt’oggi tra le mura del quattrocentesco maniero. Cosa che sarebbe per altro confermata da alcuni video e testimonianze di sensitive. Le sue rare apparizioni, sempre registrate in concomitanza di un evento nel quale si celebra l’amore puro, sarebbero pacifiche. E pare che fra le mura dello stesso maniero si aggiri anche lo spirito del conte Barattieri.





Nella poco distante Monticelli d’Ongina, all’interno della Rocca Casali, ecco, protagonista, un’altra giovane donna, Giuseppina, assassinata nel 1872 da Giuseppe Modesti. La colpa della giovane fu quella di aver rifiutato le avances dell’uomo che riuscì anche a sottrarsi alla pena capitale con una rocambolesca fuga dalle prigioni di Parma, finendo poi come ufficiale nell’esercito francese.


Mantenendosi nel cuore della pianura, tra la Val d’Arda e le rive del Grande fiume, ecco una delle più “fresche” segnalazioni, riguardanti l’abitato di Soarza di Villanova d’Arda. Qui, nel 2000, un pensionato, di nome Egidio Cerioli, affermò di aver fotografato i fantasmi che, da 15 anni, si muovevano fra le mura della sua casa. Presenze a quanto pare nocive dato che l’uomo ebbe problemi alla vista, così come ebbero problemi analoghi le sue cagnette. Le foto scattate fanno emergere delle macchie biancastre (simili ai classici Orbs). Il pensionato le ha sempre attribuite alla presenza di misteriose forze capaci di palesarsi di giorno e di notte. Nella poco distante Croce Santo Spirito di Castelvetro Piacentino, invece, all’alba, è stata più volte notata una misteriosa dama aggirarsi per i campi.

A poca distanza dalla via Emilia invece, a Saliceto di Cadeo, il mistero riguarda il castello Zamberto dove, più volte, sono state avvistate ombre e sono stati uditi suoni delle campane, nonostante queste fossero prive di battacchio. Anche una recente indagine condotta da un gruppo di esperti ha permesso di riscontrare diverse anomalie, con variazioni dei campi elettromagnetici e registrazioni audio in cui si udirebbero strane voci e rumori.

Passando ora alla Val d’Aveto, splendida area appenninica che ebbe fra i suoi estimatori, così si dice, lo scrittore Ernest Hemingway, va evidenziato che anche qui misteri e leggende non mancano. A Torrio Val d’Aveto, per esempio, si trova un prato in cui dall’imbrunire in poi nessuno ha mai voluto lavorare dopo che due mulattieri furono uccisi da un fulmine. Vi era infatti il timore di incontrare i loro spiriti inquieti. Tra Selva e Rovereto di Cerignale si trova invece un altopiano erboso denominato “Scramezzàn” e, stando ai racconti dei vecchi, in quell’area una volta “ci si sentiva e ci si vedeva” e così di notte nessuno vi passava. In particolare sarebbero state notate, in passato, ombre, luci e sarebbero stati uditi curiosi rumori.


Altri fatti riguardano Cerignale dove un tempo, alcune donne di Cariseto, a ridosso del mulino incontrarono, a loro dire ovviamente, lo spirito di una donna che sollevò, di fronte a loro, il coperchio del cassone che avrebbe dovuto contenere la farina, ma in realtà vi si trovava solo sterco di topi.

A Cariseto invece sembrano essere rimaste le tracce di un uomo che, in vita, aveva spostato un termine nei campi a proprio vantaggio. Il confinante che aveva subito l’imbroglio ogni notte udiva una voce che gli diceva “Tèrmine a lògu” ed una volta decise di affacciarsi alla finestra rispondendo “Da parte giusta sègnaghe”. Il giorno seguente, al mattino, nel punto in cui doveva essere riportato il termine era segnato da una chiara striscia di fuoco.

Tornando in pianura, direttamente sulle rive del Po, da molti anni si parla di una chiesetta (ma la località non è nota) in cui ogni sera suonava un organo, da solo, per tutto il tempo del Rosario. Un fatto molto curioso che cessò in inverno per riprendere d’estate, a mezzanotte, con la luna piena, con l’organo che, tuttavia, suonò da morto. Si dice anche di un contadino che, di giorno, andando a lavorare accanto alla chiesetta, scomparve nel nulla. Allora la gente iniziò a pensare che l’edificio fosse stregato o invaso dal maligno, e così lo distrusse ricostruendolo al cimitero.

Ed infine anche la città di Piacenza non è certo esente da vicende inquietanti e misteriose. Una delle più popolari riguarda quella di Palazzo Landi dove sarebbe apparso, nel Cinquecento, il fantasma di Giulia Landi. Vi è anche una testimonianza scritta, a riguardo, firmata dal conte Agostino e datata 1551. Si tratta di una lettera in cui descrive di aver assistito a varie apparizioni della moglie Giulia, deceduta nel 1546 a causa di una febbre puerperale. La donna gli aveva dato qualcosa come 12 figli in 13 anni di matrimonio. Agostino Landi morì poi nel 1555, avvelenato da un sicario del duca Ottavio Farmese. Fatti recenti, in città, riguardano invece Palazzo Mercanti dove, in più occasioni, sarebbe stato visto aleggiare lo spirito di un uomo con indumenti d’inizio Novecento.

Ecco qui, quindi, la “mappa dei fantasmi” di Piacenza e provincia. I misteri riguardano almeno 25 diversi comuni e le segnalazioni sono, in tutto, una quarantina. Con un primato di “presenze” che va al comune di Gazzola. Un numero, nel complesso, davvero elevato. Che appunto potrebbe conferire a Piacenza il titolo di “provincia più infestata d’Italia” o portarla, comunque, ad essere annoverata tra le più infestate. Con un indubbio richiamo sia per gli esperti ed i cultori di mistero e di paranormale, ma anche per i semplici turisti e gli amanti di una gita fuori porta che, dalla Bassa alla Montagna, possono trovare nel territorio piacentino, suggestive realtà di assoluto richiamo.



FONTI BIBLIOGRAFICHE E SITOGRAFICHE

 
www.valtaro.it

www.villaggiomedievale.com

www.castellodirivalta.it

www.castellodiagazzano.com

www.grazzanovisconti.it


www.daltramontoallalba.it


www.castellidelducato.it


il paranormale.wordpress.com



www.croponline.org


www.liberta.it


www.piacenzasera.it



L. Cafferini, “Piacenza e la sua provincia – Guida Turistica”, Odranoel Design, Piacenza. Triennio 2010, 2011, 2012.



C.Artocchini, “Tradizioni popolari piacentine. La fede, il mistero, l’occulto”, Volume 4- Tep Edizioni d’arte, 2006.



FONTI FOTOGRAFICHE


Le foto di Bobbio sono state gentilmente concesse dalla fotografa Monika Rossi. Per un loro utilizzo è necessario contattare l’interessata.

Le foto di Grazzano Visconti sono state estrapolate dai siti piacenzamusei.it e castellodigrazzanovisconti.it.


Le altre fono sono di proprietà di Emilia Misteriosa. Per un loro utilizzo è necessario contattare l’associazione


Si prega di voler segnalare eventualy copyright al fine di una cancellazione o modifica dei testi.

3 commenti:

  1. Da un libretto di Monsignor Villa, parroco di Roveleto Landi (Rivergaro) e Segretario presso la Curia Vescovile di Piacenza, si apprende che voci popolari attribuivano all'oratorio di Diara, di proprietà privata, la presenza di "spiriti folletti". Nel pavimento dell'pratorio sono sepolti due fratelli, uno dei due sacerdote, morti nel 18.o secolo, appartenenti alla famiglia Tavani, costruttrice dell'oratorio

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    1. La ringrazio molto signor Morandi per questa segnalazione....che va a implementare quindi la nostra ricerca. Sarebbe inoltre bello poter visitare, se autorizzati, questo oratorio. Lei sa se è possibile? Grazie ancora

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  2. quante belle leggende da raccontarsi nelle notti co ntemporali da lupi!!

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