di Paolo Panni

Sono innumerevoli le reliquie di santi e beati che si conservano in tutto il mondo cristiano. Non esiste praticamente chiesa che non ne conservi almeno una. Si va da quelle più “celebri”, come i resti della croce e della corona di spine utilizzate per il martirio di Gesù Cristo, a testimonianze diverse di coloro che sono saliti, come si suol dire, agli onori degli altari. Frammenti ossei, lembi di vesti, oggetti personali, talvolta anche interi corpi: sono decisamente innumerevoli le reliquie che, più o meno devotamente, si trovano nei vari centri della cristianità. Senza voler entrare in alcun modo nella veridicità dell’una o dell’altra (in tanti casi, è noto, non vi sono certezze assolute che possano fugare i “se” e i “ma”, e quindi non si può che lasciare il tutto “affidato” alla fede personale di ciascuno) è interessante tuttavia andare alla scoperta di fatti straordinari e misteriosi che le possono accompagnare. Una menzione particolare la merita, senz’altro, una reliquia conservata a Zibello, fra i “tesori” della monumentale chiesa parrocchiale dei santi Gervasio e Protasio, uno dei più insigni monumenti della diocesi di Fidenza.

Si tratta di un lembo della veste di san Carlo Borromeo, patrono del comune. Non ha certo bisogno di presentazioni il Borromeo. Nato nel 1538 e morto appena 46 anni più tardi, fu creato cardinale a 22 anni e resse la vastissima Arcidiocesi di Milano. Difese sempre i diritti della Chiesa contro i signorotti e i potenti (che all’epoca, come noto, spadroneggiavano) e riportò l’ordine e la disciplina nei conventi. Fu direttamente impegnato, in prima persona, durante una epidemia di peste, nell’assistenza agli ammalati e la sua attività apparve prodigiosa, come organizzatore e ispiratore di confraternite religiose, di opere pie, di istituti benefici al punto che Milano, durante il suo episcopato, rifulse su tutte le altre città italiane. Per quanto robusto, era sottoposta a una fatica troppo grave. Bruciato dalla febbre, continuò le sue visite pastorali, senza mangiare e senza dormire, pregando e insegnando. Fino all'ultimo, continuò a seguire personalmente tutte le sue fondazioni, contrassegnate dal suo semplice ma chiarissimo motto: Humilitas.
Morì i 3 novembre 1584.
Secondo la tradizione il Borromeo fece “tappa” anche a Zibello, in qualità di visitatore apostolico, durante il periodo delle grandi riforme operate nella sua diocesi milanese che, all’epoca, si estendeva anche sui territori di Veneto, Liguria e Svizzera. Va evidenziato che, sempre in quel periodo, Zibello era parte integrande della diocesi di Cremona e quindi, a livello ecclesiastico, dipendeva dalla Lombardia.
La comunità di Zibello ha sempre avuto, nei suoi confronti, una particolare venerazione, al punto da dichiararlo patrono del comune. In chiesa parrocchiale esiste inoltre uno splendido altare laterale, recentemente sistemato, dedicato proprio al santo.
In occasione delle celebrazioni centenarie del 1910, l’allora parroco don Emilio Balestra chiese all’arcivescovo di Milano, il cardinale parmense Andrea Carlo Ferrari, una reliquia di san Carlo, da esporre alla venerazione dei fedeli nel giorno della sua festività, a ricordo anche, quindi, di quel particolare legame che il borgo rivierasco ha sempre avuto nei confronti del Borromeo stesso. La richiesta di don Balestra rimase tutt’altro che inascoltata. Infatti il cardinale Ferrari, da tempo Beato, inviò un prezioso reliquiario contenente un vistoso lembo che il suo illustre predecessore indossava il giorno in cui subì un vile attentato, dal quale uscì miracolosamente illeso. Attentato effettuato da tal Donato Girolamo, ex umiliato, che riuscì a penetrare nella cappella privata del cardinale nel momento in cui questi si raccoglieva in preghiera assieme a tutti i curiali. Il silenzioso e profondo momento meditativo, d’improvviso fu interrotto da una forte detonazione causata da un’arma da fuoco, nello sbigottimento generale. L’unico a rimanere impassibile fu proprio il cardinale Borromeo che, anzi, con tranquillità di alzò dall’inginocchiatoio, guardò attorno, e vide ai suoi piedi un proiettile d’archibugio, che a lui era stato diretto. La sua veste color porpora si presentava bruciacchiata e perforata dal proiettile stesso. Ma il corpo rimase incredibilmente e miracolosamente illeso. Un fatto prodigioso in seguito al quale il cardinale tornò semplicemente alla preghiera, invitando tutti i presenti a fare la stessa cosa.
L’attentatore fu poi acciuffato e svelò anche i mandanti che, messi alle strette, ammisero le loro colpe. Il Borromeo tentò di attenuare le responsabilità di Donato Girolamo, col solo obiettivo di salvargli la vita. Ma ogni tentativo fu vano e, oltretutto, la congregazione degli Umiliati, cui l’attentatore apparteneva, fu soppressa con bolla pontificia nel 1571.
Come informa sempre la storia, il cardinale Borromeo conservò, con gratitudine e profonda fede, quella veste che gli ricordava, chiaramente, il fatto prodigioso di cui era stato al centro quel giorno. Il cardinale Ferrari, ben a conoscenza del legame fra Zibello e il santo, decise quindi di fare dono alla comunità di rivierasca questa preziosa reliquia, testimonianza di un fatto prodigioso e misterioso, gelosamente custodita in un luogo sicuro. Alla pubblica venerazione viene esposta solo il 4 novembre di ogni anno, per la ricorrenza di san Carlo Borromeo.
Il parroco don Gianni Regolani, in esclusiva per Emilia Misteriosa, ha concesso l’autorizzazione a fotografare la reliquia.
Immagini che riguardano sia il fronte che il retro della stessa. Il lembo della veste, come mostrano anche le immagini, è semplicemente protetto da un vetro e la reliquia è devotamente incorniciata.
Sul retro, con iscrizioni sul legno, si trovano la citazione della lettera d’accompagnamento (documento conservato nella corrispondenza dell’archivio parrocchiale). Un’altra iscrizione è ormai pressochè illeggibile.
Un’altra ancora riporta invece la seguente dicitura: “Benedictio Dei Omnipotentis, Patris, et Filii, et Spiritus Sancti et per intercessionem Sancti Caroli Protectoris Nostri defendat Nos Deus, a rosione Padi, et ab omni malo….R.Amen”. E’ evidente (nella dicitura “arosione Padi”) la richiesta di intercessione e protezione al santo contro le esondazioni del Po e contro ogni male (ab omni malo).
Sulla base della parte frontale si legge infine “De exteriori veste qua S.Carolus Borromeus tunc erat indutus quum igneo ictus globulo plumboe divinitus a nece est servatus”.
Una reliquia in cui storia e mistero formano un suggestivo e interessante legame. Con questo servizio, in linea anche con quelli che sono gli obiettivi della nostra associazione, si intende portare alla pubblica conoscenza un fatto decisamente poco conosciuto: anche alla stessa comunità zibellina.
Fonti storiografiche, bibliografiche e sitografiche.
“Il Risveglio”, settimanale della città e diocesi di Fidenza, articoli vari
www.santiebeati.it
LE FOTO SONO DI PROPRIETA’ DELL’ASSOCIAZIONE EMILIA MISTERIOSA E DELL’AUTORE. PER UN LORO UTILIZZO E’ NECESSARIO CONTATTARE L’ASSOCIAZIONE STESSA.
SI RINGRAZIA DON GIANNI REGOLANI, PARROCO DI ZIBELLO, PER AVERCI CONCESSO L’ESCLUSIVA NELLA REALIZZAZIONE DI QUESTE IMMAGINI. SENZA LA SUA COLLABORAZIONE FONDAMENTALE, TUTTO QUESTO NON SAREBBE STATO PORTATO A TERMINE.
di Paolo Panni
Giovedì 14 novembre 2013 la nostra associazione, con tre suoi esponenti, è tornata a San Bonico, il piccolo centro di campagna alle porte di Piacenza dove, dal luglio 2004 (nei prossimi mesi ricorrerà quindi il decennale), la Vergine, chiamata la Madonna della Notte, apparirebbe tutte le settimane (ogni giovedì sera per la precisione) ad un veggente della zona, Celeste Orbetelli, umile fiorista ambulante.

Non abbiamo portato con noi attrezzature particolare, limitandoci solo a realizzare alcune foto (limitando al minimo l’uso del flash per non disturbare le tante persone in preghiera), che qui proponiamo e che non sembrano, tuttavia, celare alcunché di particolare. Una partecipazione, la nostra, fatta di pura condivisione e rispetto dell’evento straordinario che qui sembra accadere, con l’obiettivo secondario di raccogliere eventuali, utili elementi volti a far luce su questo caso indubbiamente ricco di fascino e mistero. Precisiamo subito, in merito alle foto, un altro particolare. Quelle in cui si vedono piccoli cerchi luminosi non celano nulla di particolare o di misterioso. Le macchie circolari sono dovute all’effetto che il flash della fotocamera produce sulle gocce di pioggia e di umidità.
La serata è decisamente autunnale, caratterizzata da freddo, pioggia (a tratti scrosciante) e folate di vento. Una “sera da lupi” si direbbe, ed invece è una sera in cui, ancora una volta, comunque la si possa vedere, trionfa la fede. Perché sono numerose le persone che, per l’ennesima volta, si radunano per vivere quello che è, a tutti gli effetti, un momento di preghiera. Nonostante l’invito ufficiale (e cordiale ma molto chiaro) espresso dai vescovi di Piacenza e Parma, ai loro fedeli, nei mesi scorsi, di non partecipare a questi eventi, l’assemblea che si raduna nel campo è folta. Ci sono giovani e meno giovani, curiosi e fedeli, persone animate dalla speranza (specie di guarigioni), veterani (che qui, da anni, non fanno mai mancare la loro presenza del giovedì sera) e nuovi arrivati, alla loro prima esperienza quindi a San Bonico.
Celeste, come sempre accompagnato dalla sua famiglia, arriva poco prima delle 20, mentre la pioggia continua a scendere. I tanti presenti, che come ogni volta si verifica, avevano già recitato il Rosario, tornano a ripetere la stessa preghiera mariana. Celeste rimane fermo, in piedi, a due passi dalla sua auto, affiancato da coloro che, come sempre, gli saranno attorno nel momento della presunta apparizione. Che avviene al terzo mistero, col veggente che, seguito da tutti, avanza di alcune decine di metri, in mezzo al campo. La pioggia continua a scendere (meno intensa però) ma non impedisce a Celeste di fissare verso l’alto, dove vedrebbe appunto la Vergine, la Madonna della Notte, insieme a tre angeli. Il Rosario quasi subito si ferma. La Madonna starebbe parlando a Celeste e, come sempre, il messaggio viene registrato per poi essere trascritto e diffuso. E’ il 488° incontro, come si legge anche sul portale ufficiale http://www.salveregina.it/SanBonico/ .

Dopo pochi minuti, in un clima di generale coinvolgimento, la preghiera riprende regolarmente. La gente, in gran parte, è assorta, prega animata dalla fede e dalla speranza. C’è chi si commuove e chi rimane chiuso nei suoi pensieri. Ci sono anche due donne che sembrano cadere a loro volta in trance. Quando ormai il Rosario volge verso al termine, i presenti tornano laddove la serata era iniziata. All’ingresso del campo, davanti all’albero che raccoglie, da tempo, fiori e lumini, corone del Rosario e dove spicca l’immagine della Vergine. Ancora una volta, lì, convogliano le speranze e le preghiere di tanti. E alla fine si dà comunicazione di quanto la Vergine avrebbe detto a Celeste.
Lo prendiamo, a piene mani, dal sito ufficiale:
‘La Madonna appare, bellissima, nella grande luce con le mani giunte, con i 3 soliti angeli vicino, scende sorridente sul campo, si abbassa, allarga le mani e dice:
“Grazie figliolo, grazie, grazie per tutto quello che fai, ti ringrazio figliolo. Ti raccomando, non avere mai paura e non perderti, mai. Continua il cammino che ti ho chiesto, vai avanti ti prego, non fermarti, il Signore te ne sarà grato. Fai pregare le persone e portale vicino a te, non preoccuparti, Io le mando, Io le chiamo, continua ti prego, continua, porta tanta gente in chiesa, tantissima. Non devi avere paura, nessuno ti fermerà, nessuno, il Signore è la tua guida, un giorno tutti capiranno perché sono qua, un segno grandissimo verrà dal cielo come ti ho promesso, tutti capiranno cosa significa la Mia presenza, è il Signore che lo vuole. Ti prego, dì a tutti di amare e di perdonare tutti e di credere sempre di più nel Signore, solo così potranno vivere.
Vi benedico tutti nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo. Amen.”
La Madonna benedice, chiude le mani, sale nella luce con i 3 soliti angeli e scompare’.
Nell’occasione viene anche comunicato che Celeste ha deciso di fare la chiamata mensile di novembre domenica 24 novembre 2013 alle ore 16 circa presso la cappelletta della ditta Aschieri a Fossacaprara, vicino a Casalmaggiore (Cremona).
E ancora una volta si torna a casa (tutti unanimi nell’affermare di aver però ricevuto una generale e chiara sensazione di benessere) ricchi di interrogativi. Uno su tutti riguarda la veridicità di queste presunte apparizioni. Al momento, ed è così da sempre, non si hanno motivi né per darle per certe né tantomeno per smentirle.
Il mistero, nel solco della fede, quindi continua in questo lembo di terra della Bassa Emiliana.