6 giugno 2018

I MISTERI DELL’ANTICO MULINO DI SCIPIONE PONTE: SULLE TRACCE DELL’IMPERATRICE AGELTRUDE


di Paolo Panni





Al confine tra le province di Parma e Piacenza, nel “cuore” del Parco dello Stirone, un luogo ormai dimenticato, ridotto a un rudere, ma con un storia importante alle spalle, accompagnata e arricchita da una serie di singolari misteri. Un mulino dalle origini molto antiche, abbandonato da decenni anni, testimonianza significativa e preziosa della civiltà contadina emiliana. 

Un luogo ben conosciuto a tanti salsesi e fidentini, come dagli abitanti dei territori vicinissimi della Val Ongina e della Val d’Arda. 

Ha sempre avuto, nel tempo, la funzione per la quale era stato costruito, vale a dire quella di mulino e di azienda agricola; è passato attraverso diverse proprietà e al suo interno, in passato, hanno vissuto numerose famiglie. Le mura poderose che ancora oggi, nonostante lo stato di abbandono, lo caratterizzano, rendendolo quasi simile a un fortilizio, ne rimarcano la storia antica e senza dubbio importante. 

Ignota la sua origine, ma è evidente che la stessa getta le radici a qualche secolo fa. Basti considerare che nelle carte del XV secolo viene già raffigurato e indicato come “Molinazzo”. E’ inoltre certo che da qui (allora era chiamato mulino “del Marchesetto”) partiva un canale (all’epoca il torrente Stirone era più alto) denominato “dei tre mulini” che collegava i vicini mulini di San Nicomede e quello di Laurano. Di questi tre mulini si hanno notizie già nel 1136 quando appartenevano al Monastero di San Giovanni che era posizionato fuori le mura di Borgo San Donnino dietro all'attuale municipio tra le piazze Verdi e Pontida. Occupava una vasta area che comprendeva l'intero isolato tra le due piazze e tutta l'area di Piazza Matteotti. Ancora oggi tutta quell'area viene chiamata Monastero di Giovanni. Tra l’altro nei pressi del mulino di Laurano sorgeva un lago in cui purtroppo, anni addietro, perse la vita un bambino. 

In quanto al “Molinazzo”, la sua storia è arricchita da un groviglio affascinante di misteri. Su tutti quello di un’anziana che, in più occasioni, nel tempo, sarebbe improvvisamente comparsa, vestita in abiti ottocenteschi, a persone della zona che si sono trovate ad aggirarsi nei pressi dell’antico, vetusto complesso. Non pochi sono i testimoni che asseriscono di averla incontrata e, cosa non di poco conto, lo affermano anche persone che non si conoscono tra loro (e quindi non potrebbero nemmeno essersi in qualche modo messe d’accordo) descrivendo particolari e dettagli che si accomunano tra loro. 

“Un amico – racconta un conoscente a chi scrive questo reportage – anni fa acquistò il mulino. Nelle sue visite alla proprietà, per ben due volte gli apparve una donna anziana in abiti da contadina di altri tempi (sottana lunga e larga, fazzoletto nero sul capo) che apostrofò il malcapitato amico con ‘siur sa vrì?’ (frase dialettale che significa ‘signore cosa volete?’) per poi spariee nell’ombra senza lasciare traccia. Dopo alcuni mesi – prosegue – stessa apparizione, stessa domanda e uguale impossibilità di rintracciare la donna. Sottolineo che l’amico era persona degna di fede, stimato commerciante, consigliere comunale sicuramente non dedito agli alcolici. Nel tempo altri accennarono a una figura con le stesse caratteristiche, vagante fra il mulino e il fiume”. Considerazione questa avvallata proprio da altre testimonianze analoghe di persone, residenti nei dintorni, che asseriscono di aver più volte avvistato, nei pressi del mulino, questa anziana vestita in abiti contadini, verosimilmente ottocenteschi. La donna, dopo fugaci apparizioni, sparirebbe puntualmente nel nulla. 

La vicenda si fa ancora più inquietante grazie alla collaborazione del salsese Giacomo Barbieri un cui zio, circa quarant’anni fa, trovò in passato un quadro raffigurante una vecchia, con un fazzoletto bianco in testa (non nero come invece affermano di vedere coloro che sono stati al centro delle curiose ed inspiegabili “apparizioni”), intenta a tagliare l’erba attorno a quello che potrebbe essere un mulino. Forse il mulino di Scipione Ponte da tutti conosciuto, in zona, come il “Mulinas”? La donna raffigurata è forse la stessa comparsa, in più occasioni e in tempi diversi, a chi si è avvicinato all’edificio? A rendere ancora più curiosa e inquietante la vicenda, il fatto che il quadro sia stato trovato misteriosamente, e fortuitamente, in un campo a ridosso dello Stirone, dal versante del Monte Combu, da uno zio come anticipato, che andava all’epoca alla ricerca di gamberi nel torrente. Un quadro che tuttora si conserva in un’abitazione di famiglia, nei pressi di Salsomaggiore, protetto da una cornice di pregio e accompagnato da tutta una serie di interrogativi: chi lo ha dipinto? Chi e cosa raffigura? Chi lo ha smarrito e come mai era finito proprio in un campo? Forse qualcuno lo aveva piazzato appositamente lì? Diversamente come poteva esserci finito? Infine, chi lo ha realizzato visto che non contiene alcuna firma del suo autore e nessun segno che possa ricondurre allo stesso? Tutte domande che, in quasi mezzo secolo, non hanno mai trovato una risposta. La famiglia che ne è divenuta proprietaria lo ha sempre considerato inquietante, come ammesso dallo stesso Barbieri, ma nessuno se ne è mai voluto disfare, un po’ per paura e un po’ per il timore che possa raffigurare qualche antenato. 

Da tempo, quando si parla del “Mulinas” la gente che lo conosce dice che “in quel luogo ci si sente” a dimostrazione del fatto che i fatti singolari, inquietanti e spesso inspiegabili che lì si sono verificati sono diversi. 

Ma i misteri non si esauriscono qui. E’ infatti lecito supporre che, in qualche modo, almeno nelle sue origini più remote, il luogo faccia parte della serie di mulini (in tutto dovrebbero essere sette) realizzati, nel tratto compreso proprio fra Scipione Ponte e Pozzolo di Bore, fondati dall’imperatrice longobarda Ageltrude. Quest’ultima, figlia del principe Adelchi di Benevento, andò in sposa a Guido III Duca di Spoleto e successivamente imperatore. Sia il marito che il figlio Lamberto II morirono prematuramente (il figlio misteriosamente durante, si dice, una battuta di caccia nei pressi di Marengo), e lei, imperatrice del Sacro Romano Impero dall’891 all’984, passata alla storia anche per il cosiddetto “Sinodo del cadavere” (vale a dire il surreale processo a carico del defunto papa Formoso, che lei aveva in odio ritenendolo traditore dopo che aveva incoronato uno straniero, Arnolfo di Germania, non riconoscendo come imperatore suo figlio Lamberto), passò gli ultimi trent’anni della sua esistenza ritirandosi a vita religiosa, prima nel monastero di Natabene in Camerino e poi in quello di San Nicomede in Fontana Broccola, vale a dire l’attuale Salsomaggiore. 

In pratica fondò, laddove oggi sorge la pieve romanica di San Nicomede (edificio di origine carolingia) il monastero in cui visse dando vita anche ad altre realizzazioni, compresi i già citati sette mulini. Ignota e misteriosa è la fine di Ageltrude. C’è chi sostiene sia stata sepolta proprio nei pressi di San Nicomede mentre una leggenda vuole che sia stata sepolta a Varsi. Sembra anche che sia stata inumata in un sarcofago in oro, mai ritrovato. Realtà o fantasia? Difficile dare una risposta, fatto sta che di lei non si conoscono né la data né le cause della morte e non è mai stato ritrovato il luogo della sua sepoltura. L’ultimo documento che la riguarda è datato 923, si tratta di un atto testamentario dal titolo “Olim Imperatri(s) Deo Devota Ancilla Christi” in cui dispone parte dei suoi beni a favore dell’altare di San Remigio della cattedrale di Parma, accanto al quale si trova la tomba del marito Guido. 

Se quelle antiche mura del “Mulinas” potessero parlare, cosa potrebbero rivelare dell’imperatrice e di tante vicende di cui sono state dirette o indirette testimoni? Chi è la misteriosa e anziana signora che in più occasioni e a più riprese sarebbe comparsa a chi si è aggirato nei pressi del luogo? Cosa e chi rappresenta il misterioso, anonimo quadro trovato, meno di mezzo secolo fa, in zona? 

Tutte domande che ad oggi non trovano una risposta e che rendono affascinante e singolare il groviglio di misteri che si intrecciano attorno a questa antica frontiera longobarda . 


Fonti bibliografiche e sitografiche 



it.wikipedia.org 

“Ageltrude: dal Ducato di Spoleto al cuore del Regno Italico” di Paola Guglelmotti (Reti Medievali, rivista 7, 13, 2 – 201) – Il patrimonio delle Regione: beni del fisco e politica regia tra IX e X secolo” a cura du Tiziana Lazzari, Firenze University Press 

S.Panizza "misteri di parma" volume 2. Tipografia Mattioli 2016







Si ringraziano Giacomo Barbieri, Roberto Mancuso e Stefano Panizza per la fondamentale collaborazione. 

Le foto sono di proprietà dell’autore dell’associazione Emilia Misteriosa; quella del quadro è stata gentilmente concessa da Giacomo Barbieri. L’immagine dell’imperatrice Ageltrude è tratta dal sito culturaitalia.it.

1 commento:

  1. Bellissimo racconto di un tempo che fu ...misterioso e intrigante...ma anche ricco di Storia della terra dove abito. Grazie

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