24 maggio 2018

MENTA, IL PICCOLO BORGO SALVATO DALLA MADONNA


di Paolo Panni


“Gli abitanti di Menta Ringraziano la Madonna del Carmine di essere rimasti illesi il 16 luglio 1944 quando la frazione è stata bruciata”. E’ sufficiente leggere un cartello con questi brevi, ma chiari, contenuti posti all’ingresso di un piccolo borgo per decidere di approfondire la visita e cercare di saperne qualcosa in più; per intuire come, ancora una volta, storia e mistero possano intrecciarsi andando a rispolverare pagine del passato e, allo stesso tempo, porre interrogativi su una vicenda dagli aspetti intrisi, appunto, di mistero. 

Il borgo in questione, ai confini del Parmense, è quello di Menta. Un gruppo di case, per altro suggestivo nella sua semplicità, posto a due passi da Santa Maria del Taro, in Comune di Tornolo. Un luogo dove l’aria della montagna, ricca di boschi, è spesso impreziosita dai venti provenienti dal mare. 
La data, 1944, non lascia praticamente dubbi sul fatto che gli accadimenti siano relativi alla seconda guerra mondiale e al periodo successivo all’8 settembre 1943. Periodo in cui era molto attiva, specie sui colli come questi, la lotta partigiana. 

Grazie alla collaborazione di Giacomo Bernardi, storico della vicina Borgo Val di Taro è stato possibile approfondire quanto accaduto in questo angolo di Appennino negli ultimi mesi del secondo conflitto bellico. 

Nel giugno 1944, i partigiani avevano liberato l'intera valle ed era nato il Territorio Libero del Taro. I tedeschi cercarono con diverse puntate di liberare la valle stessa. Tentativi tutti respinti: il 30 giugno battaglia della Manubiola, l'8 luglio, scontro a Grifola. Il 10 luglio nuovo tentativo dei tedeschi che in quella occasione arrivarono da Chiavari, attraverso il Bocco e si fermarono a Santa Maria del Taro. Il giorno dopo avanzarono verso Bedonia, ma a Pelosa caddero in una trappola e lasciando sul terreno 34 morti (7 tra i partigiani). I tedeschi non esitarono a vendicare la dura sconfitta. Catturarono infatti e uccisero numerosi civili a Castagnola, a Casa Strinata, a Pelosa, a Giuncareggio, a Varviaro, a Cerosa Lazzini, a Pianazzo (dove vennero fucilati ben 8 civili). “Nel mio libro ‘1944: quel luglio di sangue’ – spiega lo stesso Giacomo Bernardi - elenco tutti i fatti accaduti. A proposito di Menta, scrivo: ‘In località Menta, dove gli uomini sono tutti fuggiti, restano soltanto le donne, alle quali vengono concessi pochi minuti di tempo per portare fuori dalle abitazioni l’essenziale. Subito dopo viene dato fuoco all'intero villaggio. La squadraccia si porta quindi a Pianazzo dove vengono uccise sette persone’. Quindi in quel luglio vennero uccisi molti civili in varie località di Santa Maria. A Menta i tedeschi non trovarono uomini e quindi non uccisero. Quella lapide – conclude lo storico - credo voglia ricordare quei fatti, ossia che ovunque attorno i tedeschi uccisero, a Menta no. Solo perchè non trovarono uomini”. 

Ecco dunque spiegato il motivo della lapide posta all’ingresso del villaggio di Menta dove non restano segni visibili dell’incendio, ma resta il ricordo, specie nei più anziani. Ricordo dove la storia è quella, chiaramente, della seconda guerra mondiale. Il mistero è quello di una possibile grazia mariana. Da subito, infatti, il fatto che i residenti siano rimasti comunque illesi è stato attribuito a un miracolo della Vergine, al punto da indurli a realizzare un piccolo luogo di culto che, ancora oggi, è particolarmente caro ai pochi abitanti del luogo che ne hanno uno speciale e costante decoro. Oltretutto quello di Menta non è l’unico luogo dell’Emilia in cui, in tempo di guerra, sono accaduti fatti straordinari attribuiti all’intercessione della Vergine. “Scendendo” in pianura basti pensare a quanto accaduto a Zibello dove, un ordigno sganciato sulla centralissima piazza Garibaldi, rimase incredibilmente inesploso e, in questo caso si parlò, da subito, di grazia attribuita alla Madonna di Fatima, in onore della quale, la sera del 13 maggio di ogni anno si organizza una processione e, singolare è il fatto che da allora, il 13 maggio, anche quando al mattino o al pomeriggio le condizioni meteo sono state avverse, in serata le piogge sono sempre cessate. Fatti simili, attribuiti ancora all’intercessione della madonna di Fatima, accaddero anche sulla riva opposta del Grande fiume, a San Daniele Po. 

“Tornando” sui monti, ecco dunque questo fatto accaduto nella piccola Menta, attribuito alla Madonna del Carmine. Un fatto che, tra storia e fede popolare, scetticismo e tanti interrogativi, lascia comunque la vicenda avvolta nel mistero. 

Da evidenziare anche che, nel territorio di Tornolo, la Madonna del Carmine è particolarmente venerata. Lo dimostra l’esistenza, nella frazione di Tarsogno, del Poggio del Carmelo (va ricordato che la festa liturgica della Beata Vergine del Monte Carmelo e quella del Carmine sono la stessa cosa) a due passi dal quale sorge l’imponente santuario dedicato proprio alla Beata Vergine del Carmelo, realizzato nel 1833. Inoltre, in località Villa Berni, sorge una cappella dedicata alla Beata Vergine del Carmelo, datata 1836. 

Per quanto riguarda il borgo di Menta, va anche aggiunto, per chi si dovesse recare a visitare il luogo, che a pochi minuti di cammino, addentrandosi nel bosco, è possibile giungere al villaggio fantasma di Varviaro, paese rimasto completamente privo di abitanti da ormai diversi decenni. Non ci sono misteri particolari legati a questa località perduta, se non quello suggestivo e singolare dato dal silenzio profondo che regna tra i resti delle case in pietra, oggi avvolte e divorate dal bosco. 






FONTI BIBLIOGRAFICHE E SITOGRAFICHE 

“Il Museo dell’Emigrante. Tarsogno”, Edizioni Edicta 2006 



LE FOTO SONO DI PROPRIETA’ DELL’AUTORE E DELL’ASSOCIAZIONE EMILIA MISTERIOSA. PER UN LORO UTILIZZO E’ SUFFICIENTE CITARE LA FONTE 

SI RINGRAZIANO LO STORICO GIACOMO BERNARDI E L’AMICO ROBERTO SPAGNOLI PER LA PREZIOSA COLLABORAZIONE 

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