13 luglio 2018

“L’ESPERIENZA DI UN ESORCISTA” – CONFERENZA A SANTA MARIA DI CAMPAGNA (PC), UNO DEI LUOGHI IN CUI IL DEMONIO SI E’ MANIFESTATO IN TUTTA LA SUA VIOLENZA



di Paolo Panni


Padre Contardo Montemaggi, 83 anni, frate minore francescano per oltre dieci esorcista della Diocesi di Ravenna, in servizio dal 2013 nella basilica di Santa Maria di Campagna in Piacenza è stato al centro della conferenza dal titolo “L’esperienza di un esorcista” che si è tenuta nel chiostro del complesso monastico piacentino, nell’ambito dell’evento “Salita al Pordenone” promosso dalla Banca di Piacenza. Simpatia ed esperienza da vendere, riminese d’origine, padre Contardo è uno che l’Emilia Romagna la conosce in lungo e in largo per aver svolto la propria missione di francescano da Parma a Modena, da Villa Verucchio a Faenza, da Predappio a Ravenna, per arrivare, quindi, a Piacenza. Ha ricoperto numerosi incarichi, compreso appunto quello di esorcista, per oltre dieci anni, quando era a Ravenna, nominato dall’arcivescovo della città romagnola monsignor Giuseppe Verucchi. I due si conoscevano già, dai tempi in cui Verucchi era vicario generale a Modena. Nel corso di un incontro padre Contardo ebbe a dire, al futuro presule: “Sono convinto che per voi superiori è più difficile comandare, che per noi obbedire”. Frase rimasta impressa al vicario che, dopo la sua nomina ad arcivescovo di Ravenna, sapendo che padre Contardo era stato trasferito nella stessa città, lo scelse come esorcista. 

Un incarico tutt’altro che semplice, che il frate accettò dopo che un suo confratello, a sua volta esorcista, gli disse “Accetta perché vedrai l’onnipotenza di Dio”. Come comportarsi con coloro che, forse colpiti da una presenza malefica, si fanno avanti domandando aiuto? “Mi comporto come con chiunque altro – ha spiegato il frate – la prima cosa è la presentazione mia personale, nel corso della quale pongo l’attenzione su alcuni aspetti della vita. Innanzitutto i tre doni: il corpo che lavora, l’anima che sorride e lo spirito che prega. Poi parlo dei problemi: la famiglia, la società, i sentimenti e Dio”. Da lì ecco l’apertura verso alcune sue esperienza personali e religiose: l’incontro con giovani fidanzati (con lei ragazza madre, morta poi a 55 anni per un tumore), con un omosessuale, con due sposi presi dai sensi di colpa a causa di un aborto e con un uomo (che da vent’anni non andava in chiesa) reo confesso di aver ucciso, avvelenandolo, il padre anziano ed infine la sua esperienza in famiglia (“palestra” nella quale è nata la sua vocazione religiosa, sostenuta in particolare dal papà). Perché parlare di tutte queste esperienze personali? Padre Contardo ha evidenziato, in questo senso, quanto sia importante sfogarsi, sentendosi liberi di parlare di tutto, togliendosi così pesi che possono opprimere una persona. “Chi ha problemi – ha ripetuto il religioso – non abbia paura a parlare. E’ altrettanto importante sentirsi ascoltati. Ecco perché prima di benedire le persone voglio farli parlare, con piena disponibilità di ascolto. Questo devono fare il sacerdote, il frate e il pastore”. 

Entrando poi nel merito della sua esperienza di esorcista ha citato due casi, che lui stesso ha definito “eclatanti” avvenuti durante il suo “mandato” a Ravenna. “La prima – ha spiegato – con un genovese che mi ha illustrato la sua situazione dopodiché abbiamo pregato in chiesa e ho visto le prime reazioni. Ho capito allora che necessitava di un esorcismo e ho chiesto l’aiuto di alcune persone di fiducia che potessero tenerlo fermo in caso di reazioni particolari. Fece urli tali che, a un certo punto, sentimmo suonare il campanello del convento. Era la polizia che era stata allertata dai vicini a causa delle urla così forti che si sentivano da star fuori. Dopo tre esorcismi questa persona è stata liberata. Il secondo caso – ha proseguito – è quello di una ragazza venuta col fidanzato e appena arrivata mi ha detto che mi avrebbe distrutto. Sono scappato e dopo tre minuti sono tornato. La ragazza non ricordava nulla, abbiamo pregato e fatto la benedizione con l’acqua santa senza che vi sia stata reazione alcuna. Ci siamo quindi dati appuntamento per il giovedì sera successivo per recitare il Rosario e, anche in quel caso, ho chiesto l’intervento di persone di fiducia. Ho indossato la cotta e non appena sono entrato in chiesa lei ha emesso un grido e mi ha sfiorato con un calcio. In quel momento mi sono ricordato le parole di quell’altro esorcista che mi aveva sollecitato ad accettare l’incarico dicendomi che avrei visto l’Onnipotenza del Signore”. 

Padre Contardo ha raccomandato, come indispensabili, la preghiera e la confessione. Quest’ultima come mezzo per distruggere il male. “Non abbiate paura di confessarvi e pregate tanto” rimarcando anche come l’ottimismo sia un elemento di particolare importanza. Come riconoscere, tuttavia, se le reazioni di una persona sono dovute a un’influenza diabolica e non a un disturbo mentale? In questo senso il frate esorcista ha fato alcune distinzioni tra ossessione (e agitazione) sottolineando come questa non sia opera del diavolo; possessione (che invece è di natura diabolica), vessazione (disturbo della personalità dato dal diavolo, che ha colpito anche celebri santi come San Pio da Pietrelcina, San Giovanni Maria Vianney e San Francesco d’Assisi) e infestazione dei luoghi (che richiede l’intervento dell’esorcista), precisando anche come, talvolta, si tenda a confondere la possessione con le malattie nervose. Infine si è inevitabilmente parlato di un celebre fatto, avvenuto nel 1920, l’esorcismo di una donna avvenuto proprio nel 1920, che rese necessarie ben tredici sedute, molto pesanti, e violente, passato drammaticamente alla storia (costando la vita anche a due persone, tra cui l’allora vescovo di Piacenza). Un esorcismo di cui si conservano, a Bologna (nella sede della Provincia dei Frati Minori Francescani), tutti gli atti attentamente realizzati, allora, da padre Giustino, in qualità di stenografo, che trascrisse parola per parola tutto quello che il demonio, durante le sedute, condotte da padre Pier Paolo Veronesi in qualità di esorcista, ebbe a pronunciare. Un esorcismo passato alla storia, finito nel libro “Intervista col diavolo”, di Alberto Vecchi, edito dalle Paoline nel 1954 e, di nuovo, pochi anni fa (nel 2013) , ripreso dal famoso esorcista padre Gabriele Amorth nel libro “L’ultimo esorcista – La mia battaglia contro Satana” scritto con Paolo Rodari e pubblicato da Pickwick. “A volte il diavolo ritorna, per uccidere”: questo il titolo, più che eloquente, del lungo capitolo (oltre trenta pagine) in cui viene attentamente raccontato quello che, meno di un secolo fa, accadde nel convento piacentino. L’esorcista fu, come anticipato, padre Pier Paolo Veronesi, all’epoca cappellano del manicomio di Piacenza e nei fatti furono coinvolti anche padre Apollinare Focaccia, padre Giustino (come stenografo) ed una serie di persone di fiducia tra cui l’allora direttore del manicomio locale, il dottor Lupi. Il primo esorcismo avvenne alle 14 del 21 maggio 1920 e fin dalla prima seduta il demonio si qualificò col nome di Isabò manifestando tutta la sua aggressività e violenza e, all’esorcista che più volte gli chiese cosa volesse dire Isabò rispose “Significa essere fatturato così bene da non potersene più distaccare” mentre alla domanda circa la sua provenienza disse “dai deserti lontani” affermando di avere sette compagni e di essere entrato nel corpo della donna il 23 aprile di sette anni prima alle 17 (impiegandovi sette giorni), in seguito al maleficio di uno stregone attraverso un bicchiere di vino, un po’ di carne e qualche goccia di sangue, interessando anche altri membri della famiglia. In uno dei numerosi momenti di ribellione riuscì anche a strappare la stola del sacerdote dicendo “hanno impiegato sette giorni per farmi entrare, e tu vuoi farmi uscire da questo corpo con un solo esorcismo?”. Gli esorcismi, molto duri e violenti, andarono avanti per diversi giorni ed oltre ad Isabò si manifestarono altre due potenze del male, Maristafa ed Erzelaide e numerose altre (con denominazioni quali Balin, Erzelite, Cagliero, Eslender e Stanislao). L’ultimo esorcismo avvenne il 23 giugno 1920 quando la posseduta rigettò in un catino una palla di salame delle dimensioni di una piccola noce, con sette cornetti. Ma il demonio continuò a seminare morte e distruzione. Innanzitutto la morte del signor Cassani, uno degli assistenti che rimase costantemente accanto alla donna indemoniata, di cui fu annunciata la morte che avvenne improvvisamente nonostante l’uomo fosse sano e robusto. 

Padre Veronesi continuò a vivere, ma sempre segnato dall’incubo e dal terrore dei suoi ricordi. Un giorno ricevette anche una bastonata in testa, ma pur guardandosi attorno non vide nessuno e da quel momento non riuscì più a sollevare la testa proseguendo la sua vita col mento puntellato sul petto definendola come “vendetta del demonio”. Durante gli esorcismi, Iabò annunciò anche la morte del vescovo monsignor Giovanni Maria Pellizzari. Il presule morì improvvisamente, di notte. “Il diavolo – scrive padre Gabriele Amorth nel suo libro – va sempre in giro seminando sangue, morte e distruzione. Sempre. Ininterrottamente. Essere posseduti è un’esperienza che paradossalmente può non finire mai. Nel senso che anche una volta liberati rimane un’impronta, una ferita, come un buco nero che comunque ci accompagna. Il demonio non è più una realtà vivente dentro di noi, ma è comunque un timbro opprimente che misteriosamente si fa sempre sentire. Anche noi esorcisti ci portiamo dietro il peso dei diavoli che abbiamo scacciato. Li scacciamo, ma loro non muoiono, continuano a vivere e a fare il male. E soprattutto continuano a importunare chi ha contribuito a liberarli. Essere in grazia di Dio ed essere vicino a Dio è un rimedio sicuro contro gli attacchi del demonio. I diavoli – scrive ancora – ci osservano e ci tentano senza sosta. E così fanno con coloro che si sono liberati perché riprendersi l’anima di qualcuno che hanno in precedenza già posseduto è per loro una grande vittoria. A Piacenza il diavolo è tornato e ha fatto cose che non ho mai visto fare altre volte. E’ tornato per uccidere. Dare spiegazioni di questa cosa è arduo. Una cosa si può dire: spesso, non sempre, si viene posseduti consapevolmente. C’è la nostra volontà che dice a Satana ‘Entra in me’. Quando si stipula un patto con Satana scioglierlo può essere quasi impossibile. Se si concede l’anima per l’eternità a Satana poi uno può ravvedersi e liberarsi ma quel patto c’è stato e le conseguenze vanno comunque pagate. L’anima, insomma – conclude – può salvarsi ma il corpo, misteriosamente, può ancora morire per mano e volere di Satana”. Parole che, scritte da un grande esorcista come padre Amorth, non possono che far riflettere e incutere nuovi e misteriosi interrogativi, come quelli legati, appunto, all’esistenza del demonio e alle sue molteplici manifestazioni. Sull’esistenza, padre Montemaggi non ha dubbi e proprio sul finire della sua conferenza a Piacenza ha detto “Il diavolo esiste e ci sono elementi abbastanza forti che lo dimostrano”. Tra questi, appunto, l’impressionate esorcismo del 1920.


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