1 agosto 2017

VOSINA – IL BORGO ABBANDONATO, FRA TRAGEDIE, LEGGENDE E ABBANDONO


di Paolo Panni




“La storia di quel paese, purtroppo, è fatta di tante tragedie”. Quando una persona esordisce così nel rispondere a una domanda circa vicende particolari o misteriose legate a un luogo, chi ascolta ed è alla ricerca di fatti insoliti, enigmi, arcani e leggende di un territorio non può che alzare le cosiddette “antenne” mettendo mano a carta e penna.

Il luogo, teatro di tragici fatti avvenuti in decenni passati, è Vosina, piccolo borgo abbandonato del Comune di Bardi. E’ uno dei numerosi e minuscoli centri del vasto Comune della Val Ceno da cui tutti gli abitanti se ne sono andati, da tempo. Situato ad ormai una manciata di chilometri dalla provincia di Piacenza, nel “cuore” della verdissima Val Lecca, Vosina apparteneva un tempo al Comune di Boccolo dei Tassi, Ente creato nel 1806 e soppresso nel 1928 quando fu “smembrato” e aggregato ai Comuni di Farini, Ferriere e, appunto, Bardi.

Da almeno trent’anni, in questo modesto centro composto da una quindicina di vecchie abitazioni, tutti se ne sono andati. Qualcuno, come dimostrano anche le antenne paraboliche situate su un paio di case, ha cercato di abitarlo, almeno in alcune parti dell’anno, anche in tempi più recenti, ma ogni tentativo di ridargli vita è svanito nel nulla, compreso quello di due giovani che, circa un decennio fa, hanno cercato di ritirarsi tra quelle vecchie case conducendo una vita semi-eremitica, per poi andarsene a loro volta. Vi è poi un progetto di recupero, datato 2011, nato da un accordo tra l’Amministrazione comunale di Bardi e l’Università degli Studi di Parma, che almeno per il momento è rimasto solo sulla carta. Nel frattempo la natura si va facendo sempre più largo tra le vecchie case di questo piccolo borgo di montagna, dove un tempo si viveva di agricoltura.

Una leggenda dice che i suoi abitanti, nel corso del tempo, se ne sarebbero tutti andati perché spaventati dalle continue e inspiegabili “vocine” (da qui il nome Vosina) che, anche con una certa frequenza, si levavano dai boschi vicini. Se, come sempre in questi casi, è difficile stabilire il “confine” tra fantasia e fatti misteriosi, ecco che la storia del borgo si fa più enigmatica quando si parla delle tragedie che lo hanno caratterizzato.

Tragedie emerse durante un semplice incontro tra chi scrive questo testo e una persona residente in uno dei villaggi vicini. Persona che ha chiesto di rimanere anonima e di cui, quindi, si rispetta la volontà.

Il fatto più pesante, emerso dal suo racconto, è avvenuto in tempo di guerra e costò la vita a un gruppo (la persona in questione non ricorda se tre o cinque) di soldati russi. Questi, stando sempre a quanto emerso nel corso della narrazione, si rifugiarono con alcuni partigiani, proprio tra le vecchie case di Vosina. Ma un giorno, per motivi ancora oggi sconosciuti, qualcosa nei rapporti tra partigiani e militari russi si inceppò. Ci fu una sparatoria e tutti i russi vennero uccisi. “Chi comandava quei partigiani – ha riferito la persona che ha raccontato la vicenda – era un ragazzo di vent’anni e molto probabilmente non è stato in grado di gestire la situazione. Credo fra l’altro che quel gruppo di persone si fosse staccato dagli altri; può anche darsi che non fossero veri e propri partigiani”. Magari, aggiungiamo noi, erano dei briganti qualsiasi.

Fatto sta che i russi quel giorno persero la vita e furono sepolti nel cimitero della vicina Santa Giustina. Cimitero dove, da tempo, la loro tomba è stata tolta. Che fine ha fatto? Nessuno in paese sembra saperlo e la vicenda si tinge quindi di giallo. La tomba è stata forse eliminata e i resti degli sfortunati russi che hanno trovato la morte fra i monti della Val Lecca sono finiti nell'ossario? Oppure, negli anni successivi al secondo conflitto bellico, sono stati recuperati e rimpatriati? Domande, queste, che al momento non trovano risposta e lasciano, intorno a questa triste vicenda, un alone di mistero.

Ma non è finita qui o, meglio, le tragedie non sono finite qui. Perché un po’ di anni più tardi, invece, un contadino del posto, come riferito sempre nel corso dell’incontro, mentre stava raccogliendo il fieno scivolò conficcandosi la forca nel cuore e morendo così sul colpo. Un nuovo drammatico fatto di sangue, dunque, avvenuto tra quelle poche e modeste abitazioni.

Fin qui, a parte il piccolo giallo sulla sepoltura dei russi, nessun mistero, almeno in apparenza, ma, di fatto, due episodi tragici passati alla storia tra i monti della Val Lecca.

Ma in chi scrive queste righe, più volte al centro di escursioni tra le case abbandonate di Vosina, sono sorti alcuni interrogativi. Uno su tutti riguarda la prima visita compiuta, ormai anni fa, a Vosina senza sapere di questi fatti tragici, in presenza di due amici. Quel giorno, un cane di media taglia, ci “accolse” nel vicino borgo di Frassineto e ci accompagnò, nel vero senso del termine, fino a Vosina, facendoci strada, quasi a volersi accertare dell’assenza di “minacce” (date magari dalla presenza di animali selvatici) lungo il percorso. Giunto però all’altezza della prima casa si fermò, senza più compiere alcun passo ulteriore e guardandoci in modo evidentemente sconsolato, quasi a volerci dire “non andate oltre” o invitandoci a tornare sui nostri passi. Vedendo la nostra intenzione di proseguire, se ne tornò da solo verso il suo paese, sconsolato e con la “coda tra le gambe”. Fin da subito il sottoscritto e i presenti si interrogarono con domande quali “forse quel cane ha sentito qualcosa che noi non avvertiamo?”, “perché è tornato indietro così improvvisamente?”, “perché quell’atteggiamento di tristezza?”, “che cosa lo turbava?”. Domande che, ovviamente, non possono avere una risposta.

Qualche anno dopo, durante una nuova visita, con una persona dotata di sensibilità (quella che comunemente verrebbe definitiva “sensitiva”), non al corrente di alcun fatto riguardante la storia della località, fin dall’arrivo ha definito il luogo, che vedeva per la prima volta, come “negativo”, avvertendo quindi forti sensazioni che si sono intensificate, soprattutto in determinati punti del villaggio, nel corso dell’escursione.

Due fatti, quello del comportamento anomalo del cane e quello delle sensazioni avute dalla persona sensibile, che se abbinati o comunque correlati, oggi, ai fatti tragici raccontati da un’abitante della zona, rendono le vicende di Vosina coperte da un evidente ed inquietante alone di mistero. Laddove il tempo si è fermato, gli enigmi sembrano voler far rivivere, a modo loro, il piccolo borgo lambito dal torrente Lecca.


FONTI SITOGRAFICHE

Archivi.ibc.regione.emilia-romagna.it

Archiviodistatopiacenza.beniculturali.it

Gazzettadiparma.it

Videotaro.it



Le immagini sono di proprietà dell’autore e di Emilia Misteriosa. Per un loro utilizzo è necessario citarne la fonte

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